Spaccio in città: gli investigatori della squadra mobile lavorano per ricostruire la filiera. Dopo la pioggia di arresti in centro di insospettabile baby pusher (tra i 18 e i 21 anni, studenti, per bene) carichi di marijuana che spacciavano ad amici e conoscenti con giri anche considerevoli d’affari, gli inquirenti lavorano per chiudere il cerchio.
E arrivare al livello superiore. Ed è con una serie di controlli in comuni al confine tra Varese, Milano e Monza, che gli investigatori della Mobile sono arrivati a Barlassina (Monza Brianza) nell’abitazione di un altro giovane, l’età qui però vira ai 30 anni, poi rivelatosi un coltivatore diretto di cannabis. Quando i poliziotti hanno bussato alla sua porta il coltivatore ha impiegato un paio di minuti per aprire sperando di poter nascondere le tracce della sua attività. Nell’aria, però, c’era il caratteristico odore di marijuana.
E lui ha ammesso di aver fumato uno spinello. Poi ha consegnato qualche ramo secco di sostanza ancora da cimare e qualche fiorone essiccato nella speranza che i controlli non proseguissero.
Ma gli investigatori sono andati sino in fondo scoprendo un mondo da Erba di Grace nella taverna dell’uomo. Una serra indoor con regolatore di umidità-luce e ventilazione costata dai quattro ai cinque mila euro e una seconda stanza utilizzata come essiccatoio. Infine piante per due chilogrammi di marijuana. E per lui sono scattate le manette. Gli accertamenti proseguono.
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