VARESE È il voto che nel centrodestra, le forze che governano Varese aspettavano per poter definire meglio gli equilibri nella maggioranza. Soprattutto il Pdl sperava in uno sfondamento che avrebbe consentito ai propri esponenti di aumentare il peso nella compagine amministrativa (già peraltro ultrarappresentata con 7 assessori su 10). Lo sfondamento non c’è stato. Il partito di Berlusconi si riconferma, perdendo mezzo punto percentuale. La Lega, al contrario, sale. Di poco. Ma il 23% di oggi vale 4 punti percentuali in più rispetto al 19,7% delle comunali del 2006, risultato in base al quale erano state stabilite le divisioni tra i partiti dei posti di potere.
RIMPASTO O MINESTRA?
Se il rimpasto di giunta, voluto dal Pdl e atteso per il dopo voto, si farà, il Carroccio non resterà in silenzio a guardare. E visto che finora la rappresentanza leghista a Palazzo Estense si è ridotta a due soli assessori, appena i berlusconiani chiederanno il rimpasto, la Lega punterà a ottenere un posto in più. Il segretario cittadino lumbard Fabio Binelli lo aveva già detto chiaro e tondo prima delle elezioni. Insomma, quando il rimpasto si farà, lo scotto da pagare per il Pdl sarà quello di rinunciare a una poltrona. Non la potrà perdere certo l’Udc che, anche se lontana dall’exploit del 6,9% delle comunali, ha tenuto le posizioni, toccando la soglia del 6% e confermando la propria presenza in città. No, i conti saranno fatti tra Carroccio e Pdl.
Del resto, l’esigenza azzurra di rimescolare le carte nell’esecutivo di Varese, nasce soprattutto dalla necessità di sistemare le cose al proprio interno.
UNA «GUERRA» TRA LAICIDalle prime indiscrezioni, la parte che ne dovrebbe uscire penalizzata è quella della terza area del Pdl, ovvero i laici legati al senatore Antonio Tomassini, equidistanti sia dai caianielliani che dai ciellini. Ovvero, il vicesindaco Giorgio De Wolf e l’assessore ai servizi educativi Patrizia Tomassini. I quali, però, si sono dimostrati ottimi amministratori e non ci sarebbe ragione per toglierli. A rischio, fino a poco tempo fa, anche la poltrone dell’assessore al bilancio Ciro Grassia. Il quale però si è avvicinato alla componente di maggioranza del partito. C’è poi l’incognita dei due assessori che vengono da An. Adesso che si deve ragionare come un partito unico, anche le loro posizioni vengono rimesse in discussione. E dietro alla volontà di mandarli a casa c’è l’ambizione
della base di An, in particolare del capogruppo Carmine Lo Giudice che punta a fare il salto di qualità e passare dal consiglio in giunta. In questo scenario, l’Udc, confermato il suo risultato, non vuole farsi mettere i piedi in testa. Il segretario cittadini Ennio Imperatore dice che «siamo disposti a parlare di rimpasto, ma dobbiamo prima sentire le esigenze del Pdl, visto che sono loro a chiederlo». Detto questo, difficilmente rinunceranno all’unica poltrona che hanno. E al presidente del consiglio, espresso da loro, la cui figura era stata ipotizzata come “compenso” per Pdl o Lega in vista del rimpasto. Questo anche perché l’Udc mira a prendere la presidenza della Fondazione Fratelli Molina. E per concedergliela, i berlusconiani (mentre i leghisti sono d’accordo) vogliono qualcosa in cambio.
FONTANA AVVERTE
Ma sull’ipotesi di un rimpasto che aumenti il numero di assessorati, arriva la frenata del primo cittadino. «Non credo che qualcuno abbia motivo per chiedere qualcosa, altrimenti dovremmo farlo anche noi visto che l’attuale composizione è stata tarata a quando la Lega aveva il 14%». Attilio Fontana mette in chiaro le cose. «Il risultato più importante di questa elezione è che il nostro messaggio politico si è esteso a tutto il Paese – dichiara – se non abbiamo fatto il botto in città o in provincia è perché il botto si fa dove c’è un candidato forte, che fa da effetto trascinamento. Basta pensare a Galli nel 2008 o, nello specifico, al sondriese Provera. Un altro esempio sono le elezioni del 2006 (alle politiche avevamo preso il 14 per cento mentre alle amministrative di un mese dopo, la Lega era arrivata al 20 per cento). Se avessimo avuto le comunali avremmo preso il 28 o 29%».
Dal Pdl, il segretario cittadino uscente di Fi Aldo Colombo rimarca tuttavia il ruolo di primo piano del proprio partito. «Abbiamo preso entrambi i voti storici, la Lega ha voluto costruire su altri dati una svolta che non c’è stata. Il Pdl vale il 10% in più in tutta la provincia, questo è il dato di fatto. Questo significa che l’alleanza va bene cosi com’è. E nessuno deve fare richieste aggiuntive».
Marco Tavazzi
e.marletta
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