Silvio chiama e Varese risponde «Ma Forza Italia non resti un fortino»

Silvio chiama e Varese risponde
«Ma Forza Italia non resti un fortino»

«Riprendiamo la bandiera di Forza Italia». A Varese è già partita la corsa a seguire la discesa in campo-bis di . Ma con prudenza: «Sì, siamo nostalgici, ma basta con il partito dei nominati».

Ieri alle 18 l’atteso videomessaggio del leader, che segnerà uno spartiacque nella vita del Pdl. La coordinatrice provinciale , che è a Washington, rilancia su facebook il triplo Forza Italia che rappresenta il momento più intenso della performance di Silvio.

Il varesino , berlusconiano doc che ha più di una volta fatto parlare di sé per i manifesti con il simbolo di Fi e la proposta della cittadinanza onoraria all’ex premier, è entusiasta: «Questo ritorno un po’ mi dà ragione. Io sono nato politicamente con Forza Italia e quella è la mia origine. Ora spero che possa servire ad un rilancio vero del partito, che è quasi inesistente. Tocca a noi sul territorio rimetterci in gioco».

Secondo l’ex assessore un primo messaggio forte per gli elettori varesini potrebbe essere, oltre a «dare nuovo impulso alle sezioni locali con nuovi coordinatori, mentre a livello provinciale il rinnovamento c’è già stato con Lara Comi», soprattutto quello di «cambiare il nome ai gruppi nei consigli, per tornare a Forza Italia e riprendere un percorso che si era interrotto con l’esperienza del Pdl».

Con Silvio sarebbero pronti alla nuova avventura in molti: la maggioranza nei gruppi consiliari, sia a Varese che a Busto, mentre i più scettici sono gli ex-An.

Anche se per ora la prudenza prevale sulla nostalgia del gran ritorno anche tra gli ex “azzurri”. «Non possiamo non riconoscerci in Forza Italia, che è stato l’elemento trainante del Partito Popolare Europeo a cui guardiamo come riferimento – sottolinea , capo corrente dell’area laica di Agorà – bisognerà però capire le modalità con cui si strutturerà. L’idea è popolare e ha grande riscontro tra la gente, ma il successo dipenderà da chi sarà l’interprete di questa idea. Non certo una classe dirigente di nominati all’ombra di Berlusconi, ma un movimento meritocratico legato al territorio e al consenso della base».

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