VARESE (c. fra.) Il falò 2012 è stato dedicato a Cristiano Sole, giovane varesino morto improvvisamente da pochi giorni, ma è partito con qualche difficoltà.
«Come succede nella vita – ha detto Angelo Monti, la memoria storica dei Monelli della Motta – bisogna lottare per ottenere un risultato brillante». Molto fumo iniziale, quindi, prima che le fiamme si alzassero sicure verso il cielo. A vederle, però, è mancato all’appello Umberto Bossi: è stato, il suo, il primo anno di assenza eccellente.
La giornata è stata lunga per i Monelli della Motta, che hanno iniziato dalle 7.30 della mattina a montare la catasta di legna attorno all’alto palo centrale. Legno di scarto, cassette, e qualche ramo d’abete in cima. E un numero infinito di bigliettini dei desideri. Una fatica ripagata dalle migliaia di persone che si sono presentate all’appuntamento con la festa più amata della città: le prime stime parlavano di duemila persone, ma probabilmente sono stati almeno il doppio i varesini scesi in piazza per Sant’Antonio Abate.
Assente, per il primo anno, il leader leghista Umberto Bossi, attesissimo in piazza. Presenti tutte le massime cariche cittadine. Tutti in corteo con le fiaccole dietro alla statua di Sant’Antonio Abate, uscita per una sera dalla chiesa di piazza della Motta. Ma alle 21, le fiaccole arrivate ad accendere il falò per un attimo sembrano non bastare: dalla pira esce parecchio fumo e le fiamme sembrano stentare ad alzarsi. «Bisogna solo aspettare un attimo» dice Monti, che di falò ne ha visti tanti. E ha ragione: dopo pochi attimi il fuoco parte davvero. «Perché il falò è come la vita e come, sono sicuro, sarà quest’anno: si parte da una situazione difficile, ma poi arriveranno le soddisfazioni». Di sicuro ne sono arrivate per i palati: attorno alle 22 salamelle finite.
s.bartolini
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