Uva: «E questa ve la offro io» Brindisi davanti al Tribunale

Uva: «E questa ve la offro io»
Brindisi davanti al Tribunale

«E questa, la offro io» È l’avvocato a piombare su una piazza Cacciatori delle Alpi semi vuota con una bottiglia di spumante in mano. La scena avviene sotto gli occhi di giornalisti e di qualche passante. Anselmo agita la bottiglia come se si trovasse su un podio, fa saltare il tappo e innaffia i presenti.

ride e lo abbraccia. Gli altri tacciono, mentre arrivano anche i calici. Il gup ha appena rinviato a giudizio due carabinieri e sei poliziotti per la morte di , 43 anni, deceduto all’ospedale di Circolo di Varese il 14 giugno 2008 dopo essere stato fermato ubriaco in via Dandolo mentre spostava delle transenne sulla strada, dopo aver trascorso 15 minuti nella caserma carabinieri di via Saffi ed essere stato infine sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio.

«Noi volevamo il processo perché soltanto in sede processuale potranno essere chiariti tutti gli aspetti della vicenda – spiega , legale di Lucia Uva con Anselmo – C’è un testimone,, che quella notte ha chiamato il 118 dicendo che nella stanza accanto stavano massacrando Uva. La stessa notte ha chiamato anche il suo avvocato. È evidente che Biggiogero ha percepito che qualcosa di grave stesse accadendo. E in presenza di un testimone che, il giorno dopo, denunce le violenze subite dall’amico morto, chiunque di noi sarebbe stato rinviato a giudizio. Volevamo il processo perché è in quella sede che si potrà stabilire la verità».

Sono passati sei anni da quella notte: «Ci saremmo arrivati prima se le indagini fossero state condotte diversamente. Oggi la prescrizione è certa per la quasi totalità dei reati. Che senso ha una corte d’Assise che si apre con la consapevolezza della prescrizione dei reati in discussione? – dice Anselmo – Non aggiungo altro: sul lavoro svolto dalla procura mi pare che si siano ampiamente espressi i giudici. Accogliendo le nostre richieste».

Come Lucia Uva anche Anselmo dedica «questo rinvio a giudizio al dottor », il pm che, con la collega coordinò l’inchiesta sino a ottobre quando il procuratore facente funzione assunse il caso.

Tre pubblici ministeri diversi hanno chiesto, con modalità diverse, il proscioglimento degli otto indagati. Il 20 ottobre si aprirà il processo in corte d’Assise.

Come farà la procura a sostenere delle accuse per le quali già in sede preliminare aveva chiesto il non luogo a procedere? I testimoni sono gli stessi, identiche sono le perizie così come le prove. Sarà chiesta l’assoluzione anche davanti alla corte d’Assise?

Coerenza vorrebbe di sì. «Non sappiamo come la procura affronterà il dibattimento – concludono Anselmo e Ambrosetti – È un quesito che non ci riguarda. La prova si forma in dibattimento per la legge».

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