Mini-Imu in settanta Comuni Un salasso da otto milioni

Mini-Imu in settanta Comuni
Un salasso da otto milioni

Mini-Imu, la provincia di Varese rischia una stangata extra fino ad otto milioni di euro. Sindaci furibondi: «Dobbiamo ribellarci».

Da Viggiù Sandy Cane provoca: «Il Governo gioca sporco, se ci mettessimo sullo stesso piano dovremmo spegnere il riscaldamento delle scuole e buttare fuori i carabinieri dalle caserme?».

Il decreto sulla copertura della seconda rata dell’Imu non è ancora ufficiale ma è già «un pasticcio gigantesco», come sintetizza il sindaco di Malnate.

Sarebbero 68 in provincia di Varese (dati del ministero delle finanze) i Comuni che hanno un’aliquota Imu superiore allo standard (0,4%), in cui i cittadini rischiano di doversi accollare una quota del 40% della differenza rispetto alla quota compensata dal governo.

Una partita da circa otto milioni: a tanto ammonta il 40% dei 20 milioni di euro di maggiori introiti rispetto allo standard certificati nel 2012 dal Mef nel Varesotto. Se verrà confermata la bozza del decreto, a gennaio 2014 rischiano di dover pagare circa 150mila contribuenti, per una cifra media attorno ai 50 euro.

«I cittadini pagherebbero un quinto rispetto allo scorso anno» fa notare sconfortato l’assessore al bilancio di Gallarate , che su 2,8 milioni di extragettito per l’Imu prima casa allo 0,6% si vedrebbe coperti dallo Stato solo 1,6 milioni. «Roba da piangere», pensando che nel bilancio appena approvato Gallarate era riuscita ad introdurre 2,2 milioni di euro di tagli sull’Imu seconda casa.

Ma il condizionale è sempre d’obbligo, perché l’incertezza resta massima, in attesa della pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto, ma anche della sua conversione in parlamento, visto che ieri sono partiti gli appelli al parlamento per impegnarsi a coprire la seconda rata ai comuni senza obbligarli ad imporre la “mini-Imu”. «Siamo tutti sbigottiti, in attesa della versione definitiva del provvedimento – ammette Samuele Astuti, che a Malnate ha l’aliquota allo 0,56% già dal 2012 – Quel che è certo è che non si cambiano le regole a 24 ore dalla scadenza del termine di approvazione dei bilanci. È inaccettabile perché a rimetterci sono i cittadini e i Comuni, ormai mortificati».

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