Il giornale che ha contribuito a fondare, il Fatto Quotidiano, ha sempre espresso, soprattutto attraverso i blogger che contribuiscono all’edizione online, una posizione vicina alla famiglia di Giuseppe Uva.
La volontà di arrivare ad un processo che riguardasse anche i membri delle forze di polizia coinvolti nella vicenda, quindi alla ricerca della verità sulla morte dell’operaio varesino che, una notte del giugno 2008, venne fermato insieme all’amico Alberto Biggioggero per poi morire, la mattina del giorno successivo, nel reparto di psichiatria dell’Ospedale di Circolo.
Marco Travaglio, giornalista diventato famoso anche per la sua capacità di muoversi tra le carte dei tribunali e per la sua convinta difesa della magistratura, ha raccontato a “La Provincia di Varese” il proprio punto di vista su una vicenda che, come poche ha sconvolto la città giardino, nel giorno in cui, dopo sei anni di vicende a dir poco complesse, dal tribunale di Varese è arrivata la conferma che i sette tutori dell’ordine coinvolti verranno processati.
Non sono né colpevolista né innocentista, penso che debbano decidere i giudici con tutte le carte in mano.
Certi processi continuano a dare degli esiti sconcertanti: qui c’è stata addirittura un’avocazione, quando l’inchiesta dalle mani del pm Agostino Abate è passata nelle mani del procuratore facente funzione, Felice Isnardi. Immagino ci sia stato un bel dibattito all’interno della procura della Repubblica varesina, che alla fine ha sconfessato le posizioni prese all’inizio dal sostituto procuratore che per primo si era occupato dell’inchiesta. Dopo questi sconvolgimenti, penso sia giusto che questa vicenda la valuti un tribunale: non è possibile che si rimanga in fase di indagine con archiviazione. Qui stiamo parlando di fatti molto gravi, che hanno prodotto la morte di un uomo. È giusto che il giudice si esprima.
Rispetteremo qualunque decisione verrà assunta dal tribunale. Credo che prima di tutto un processo sia l’approdo giusto per questo tipo di vicende. Anche perché quando si parla di Uva, purtroppo, non ci si riferisce ad un caso isolato.
I casi di morti in circostanze simili a quelle di Giuseppe Uva sono proliferati in questi ultimi anni, ma ne sono anche seguiti dei processi. Credo che la magistratura esca rafforzata da questi dibattimenti. È positivo per questa istituzione che i cittadini vedano che esistono magistrati indipendenti, che non si fanno condizionare nemmeno dalle forze di polizia, e che hanno quindi il coraggio di mettere sotto processo anche i servitori dello Stato che in certe circostanze, purtroppo, deviano dalla propria missione, vengono meno al proprio dovere. Perché chi finisce nelle mani delle forze dell’ordine deve sentirsi tutelato, non minacciato.
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