Oggi, per la prima volta nella storia, la reliquia del sangue del beato Giovanni Paolo II è entrata in una casa circondariale.
E lo ha fatto ai Miogni di Varese, un penitenziario “modello” per organizzazione ed efficienza, ma collocato in una struttura vecchia, che potrebbe avere le ore contate.
Affinché il passaggio della reliquia lasciasse un segno tangibile, è stata affissa una targa nel salone al pianterreno, sulla quale si legge la data “2 dicembre 2013” e la frase estratta dal Vangelo di Matteo: “Ero carcerato e mi avete visitato”.
Oltre cento detenuti hanno aspettato l’arrivo della teca sui ballatoi, davanti alle loro 54 celle. Solo il 40% dei carcerati ai Miogni è di religione cattolica, ma la solennità del momento ha coinvolto tutti. Il “ritorno” di Papa Wojtyla in carcere è molto significativo. Wojtyla è stato infatti l’unico Papa a entrare in Parlamento per chiedere un segno di clemenza verso i detenuti.
Don ha chiesto a tutta la società di «non dimenticare i detenuti» e di stare loro vicini «durante quel periodo delicatissimo che è il reinserimento della società, perché solo dalla disponibilità può nascere un carcere a misura d’uomo». Ma dove nascerà? La domanda resta senza risposta.
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