"Dedico la vittoria tigrottaa mia figlia Aurora e papà"

"Dedico la vittoria tigrottaa mia figlia Aurora e papà"

BUSTO ARSIZIO «Siamo passionali, ed è per questo che siamo qua a Busto». E con i numeri e la grinta di una vera squadra, viene da aggiungere alle parole orgogliose di papà Savino. Per l’esordio in casa del neo presidente Antonio la famiglia Tesoro domenica allo Speroni si è presentata compatta, com’è nel suo stile: «Ma al

gran completo siamo molti di più». E proprio Antonio rivela con commozione un particolare che ha del profetico: «Due mesi fa è nata la mia prima figlia, l’abbiamo chiamata proprio Aurora. L’ho accolta con gioia e responsabilità». Come la creatura calcistica che avrebbe di lì a poco deciso di guidare: «Già, questa squadra è un segno del destino».

«Figlio fantastico»
Savino Tesoro è imprenditore pragmatico con cuore di papà. Quando si lascia andare, regna la fierezza: «Antonio è un ragazzo serio e perbene. E’ esuberante come i giovani della sua età, però cerco di farlo stare coi piedi per terra». Compito facile, perché si è mostrato equilibrato fin dai primi passi: «E sa comunicare» precisa Savino, che allo Speroni domenica ha portato anche la mamma, 71 anni, felice di ammirare le prodezze biancoblù e il nipote nella sua nuova veste di presidente.  Papà Tesoro non esita a definire straordinario lo spettacolo offerto dallo Speroni. Certo, anche la seconda volta ha offerto colpi al cuore non da poco in gran parte del primo tempo, così lui unisce ironia e concretezza: «Vorrà dire che alla prossima partita arriverò al 37’, sa, per sicurezza». Accanto a lui anche l’ingegnere bustocco Gianni Leoncini, con il quale sta investendo in un’altra partita preziosa per Busto, la trasformazione dell’area delle Nord.

La scintillaPerò Savino tiene a puntualizzare: «Quegli investimenti non c’entrano con questo nostro impegno. E lo diremo in una conferenza a tutto tondo. Ci siamo trovati a Busto, perché noi siamo passionali. Mai abbiamo chiesto nulla, né posto condizioni». L’unica regola è quella del calcio, che ti si inietta nell’anima, specialmente se lo incontri da bambino come è accaduto

a Savino, tifoso napoletano per vocazione anche se con la città partenopea non c’entra niente. E’ scoccata la scintilla e ha incendiato la famiglia. La partita più esaltante? «Con Maradona – sospira l’imprenditore – Mi ricordo un gol in un’amichevole a Pescara, da terra l’ha segnato a dieci metri come un gatto… Dietro di me c’era il povero Senna».

«Il mio modello»
Savino adora questo figlio che ora guida l’avventura biancoblù. Ed è ampiamente ricambiato. Ieri sera il neo presidente di ritorno da Roma per le pratiche burocratiche in Federazione non aveva dubbi nel definire il padre: «E’ il mio eroe. Il mio modello, non ho altri riferimenti oltre a papà. Ne ammiro la determinazione, le capacità, l’onestà. Si è costruito da solo». E Antonio è altrettanto determinato nel seguirne le orme. Busto l’ha emozionato, come questa squadra. Come i tigrotti che l’hanno festeggiato follemente dopo la vittoria: «Sono stati tutti splendidi. Ora mi confronterò con loro, ci sono giocatori che hanno questa maglia tatuata addosso. Studierò bene i programmi che presenterò dopo i playoff». Idee chiare ed entusiasmo su Lerda: «Un sergente di ferro, un grande motivatore. Un uomo vecchia maniera con idee innovative».
Antonio con i piedi per terra, come lo descrive papà, ma quei piedi sono pronti a volare per arrivare a Padova qualche giorno prima, come se sul campo dovesse correre pure lui. Porterà un giorno la piccola Aurora allo Speroni? «Vedremo», sorride e aggiunge: «La vittoria di domenica la dedico a lei. E a mio padre, che mi ha permesso di vivere questa avventura».
Marilena Lualdi

m.lualdi

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