Il basket piange Trombetta «Un patriarca che ci spronava»

Un patriarca, un capitano per il basket e per Varese, che sapeva spronare con il grido «Alè fioeu». Così il palazzetto ieri ha ricordato , classe 1925, morto ieri a mezzogiorno.

È stato un poliedrico protagonista della vita sportiva, sociale ed economica di Varese: imprenditore (aveva un’azienda di cartotecnica e imballaggi, la Plv di Daverio), manager di importanti aziende del territorio (fu ai vertici dell’ospedale di Circolo e della Centrale del Latte), leader di quella scuola di vita che è da sempre l’oratorio di San Vittore, grande uomo di sport.

Capitano a tutto tondo

Proprio in questa veste, ieri, è stato ricordato al palazzetto: soprattutto il basket ha goduto del suo straordinario apporto creativo. è senza parole: «Sono dispiaciutissimo, era un grande personaggio su tutti i fronti. Lo ricordo come amico, come persona che stimavo e con cui ho intrattenuto rapporti di vario tipo, sportivo e professionale, come uomo impegnato con profitto nel lavoro, nel sociale, nello sport. E come patriarca di una meravigliosa famiglia, intrisa dei suoi valori profondi. Un capitano a tutto tondo, di quelli che non ci sono più, eppure ne avremmo tanto bisogno».

Poi c’è la lunga sfilza dei ragazzi made in oratorio Veratti, nati e cresciuti a San Vittore. , il più famoso: «Più che un presidente, era un papà per tutti noi. Ha fatto parte della nostra vita perché ce l’ha insegnata col suo esempio: ci incoraggiava sempre, era una presenza fissa e preziosa. Nei primi anni ’60 lui e pochi altri mandavano avanti una società piccola che faceva tremare i colossi del basket italiano».

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