Sono tempi duri per i Comuni del Varesotto. Da un lato, infatti, sono alle prese con il caos-Imu, l’imposta sugli immobili che sembrava uscita dalla porta salvo ora poter rientrare dalla finestra di quelle amministrazioni con aliquota superiore al 4 per mille.
Dall’altra i sindaci devono incassare i malumori del caro-Tares, la tassa rifiuti e servizi che ha letteralmente bastonato negozi e attività commerciali. Ed è proprio da questi ultimi che arriva la minaccia di un probabile rincaro della tazzina di caffè con relativi annessi e connessi.
Il ritocco dei prezzi potrebbe scattare da gennaio anche nel Varesotto qualora i pubblici esercizi, per far tornare i conti, dovessero ritrovarsi costretti ad ammortizzare a discapito dei propri clienti i tanti rincari delle tasse.
Chi ha già messo le mani avanti è la città di Genova, dove già da questa settimana una tazzina di caffè al bar costerà un euro e 20 centesimi e un cappuccino 1,60 .
Decisione arbitraria quella degli esercenti genovesi, dicono dalla Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi), ma dovuta alle tasse imposte dallo Stato e che costringe i negozianti ad aumentare il prezzo dei prodotti. I rincari quindi potrebbero toccare tutte le città. Varese compresa, ma in maniera differente.
«Quello che dicono i colleghi di Genova circa il peso della fiscalità locale, è senza dubbio condivisibile – spiega di Fipe Varese – Quello che non trovo giusto è che a pagare debbano essere i cittadini, costretti a risparmiare anche sulla tazzina del caffè».
L’iniziativa degli esercenti genovesi è per ora isolata ma, dicono i varesini, «vedremo come si svilupperà la situazione e speriamo di poter mantenere ferma questa nostra posizione». Tutto è appeso a un filo sottile, «perché le spese in qualche modo dovremmo coprirle e l’aumento del caffè e di tutti i prodotti alla fine è l’unica possibilità».
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