VARESE Dai quattro angoli della Padania. In auto, ma hanno organizzato addirittura anche i pullman. Tutti diretti a Varese. Da sempre considerata capitale della Padania, oggi la nostra città diventerà la capitale della “Padania ribelle”, quella che non ci sta. Che chiede i congressi, che rinnova il proprio affetto a Bossi ma dice basta ai giochi di potere del cerchio magico.
Sui numeri è difficile fare qualche previsione. «Di sicuro saremo più di trecento, visto che abbiamo dovuto spostare l’evento dal Teatrino di via Sacco al Teatro» dichiara il segretario cittadino Marco Pinti. Ma c’è chi dice che «saremo almeno duemila». L’Apollonio contiene al massimo 1.208 posti a sedere. Così, meglio non correre rischi, come fa il coordinatore federale dei Giovani Padani Lucio Brignoli. «Io parto da Bergamo alle 18, così sono sicuro di trovare posto a sedere».
La manifestazione, da semplice evento varesino è diventato prima di portata provinciale, poi regionale (nazionale nelle dicitura leghista. Nel partito di Bossi le regioni sono nazioni, e la Padania è una federazione) ed infine federale. Da fuori Lombardia hanno annunciato il proprio arrivo delegazioni dal Piemonte, da Novara, Verbania, Alessandria
e persino da Torino), dall’Emilia e dal Veneto, in particolare da Vicenza e Verona. In Lombardia, la parte del leone spetta alle province di Bergamo, Brescia, Milano, Sondrio e Monza e Brianza. Ad optare per affittare i pullman, anziché le auto, sono state le sezioni di Brescia, Valcamonica e Brianza.
L’incontro inizierà alle 21 e vedrà come scaletta l’intervento iniziale di Pinti, in quanto “padrone” di casa, a seguire il sindaco Attilio Fontana, il presidente della Provincia di Varese Dario Galli e quindi Roberto Maroni. Rimane un mistero la partecipazione di Umberto Bossi. Gli organizzatori hanno infatti sottolineato come «a tutti gli incontri della Lega il nostro capo è sempre invitato ogni volta».
Ed in molti hanno auspicato la sua presenza, lì sul palco con Maroni, a sancire la fine degli scontri e l’inizio dii una nuova fase in Lega. Ma è difficile fare una previsione. Si dice, da voci di corridoio, che il cerchio magico non vorrebbe esporre il Senatùr prima della manifestazione di Milano di domenica. I fatti sono due: cosa sia peggio per la corrente interna guidata dalla moglie di Bossi Manuela Marrone, se portarlo nella tana del lupo, con il rischio non certo di contestazioni, ma di un’accoglienza più tiepida rispetto a quella di Maroni, oppure se lasciare campo libero a Maroni.
Da indiscrezioni riportate dalla stampa nazionale, tra l’altro, si dice che lo stesso Bossi starebbe meditando di lasciare la carica di segretario federale. Difficile capire se questo corrisponda alle sue reali intenzioni. Perdere la prima carica del partito, significherebbe la fine del cerchio magico, che sembra basare il suo potere interno non sui numeri ma sul rapporto con il capo. Il quale, in fondo, potrebbe correre qualche rischio di contestazione a Varese. Perché se venisse tutti si aspettano la pace con Maroni. Una parola sbagliata, e Bossi, dopo il congresso di Varese, potrebbe sancire il secondo divorzio dal suo popolo.
e.marletta
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