VARESE Riparte dal Codacons la lotta contro le “classi-pollaio”. 81 scuole in tutta la provincia, di cui nove in città, non risultano a norma per numero e per dimensione di una parte delle aule rispetto al totale degli studenti che accolgono. Secondo quanto previsto dalla modifica introdotta con la riforma Gelmini, il massimo è di 25 alunni per classe alle elementari, alle medie e al primo anno delle superiori. Pertanto, gli edifici compresi nella black list presto o tardi dovranno essere oggetto di una ristrutturazione.
Il dato numerico si ottiene scorrendo un elenco di scuole non a norma lungo ben 50 pagine, stilato direttamente dal ministero dell’Istruzione. Tra le scuole superiori, spuntano in lista il liceo Manzoni con la sede di via Morselli, lo scientifico Ferraris a Masnago, l’itpa Casula in via Monte Rosa. Per quanto riguarda elementari e medie, sono chiamati in causa quattro istituti comprensivi dei sette presenti in città. Sono l’i.c. 7 di via Bixio, la scuola media Dante, l’i.c. Varese 6 “Morandi”, in via Morandi, l’i.c. Varese 2 con la Pellico in via Appiani e la scuola di Brinzio, e infine l’i.c. 4 “Mazzini” nella sede principale, in via Como.
In tutti questi casi il problema è quello degli spazi troppo piccoli e affollati contro cui il Codacons ha presentato e vinto un ricorso al Tar del Lazio. I giudici hanno imposto la definizione di un piano di intervento straordinario da 188 milioni di euro solo quest’anno, per i 13.500 edifici chiamati in causa in tutta Italia, dei quali 1.038 in Lombardia. I nove nel capoluogo sono divisi tra Provincia e Comune. A palazzo Estense spetta la manutenzione degli istituti comprensivi
Morandi, Pellico e Mazzini. A villa Recalcati invece competono le scuole superiori, quindi Manzoni, Ferraris e Casula, oltre alla scuola media Dante Alighieri, recentemente passata in comodato d’uso dal Comune alla Provincia per risparmiare in manutenzione. Visto che si trova nello stesso edificio del liceo classico Cairoli, gestito dalla Provincia, i due enti hanno firmato una convenzione quinquennale in pratica per scambiarsi la gestione della Dante (prima comunale) e della sede distaccata del liceo Manzoni, all’ex Salvemini in via Brunico (prima provinciale).
«Il problema non è solo di sicurezza e normativa – spiega il rappresentante Codacons Mauro Antonelli – la qualità dell’insegnamento cambia quando una maestra si trova con cinquanta bambini davanti». Giusto insomma limitare le classi e le scuole troppo piccole, poco efficienti sul piano dei costi e dell’insegnamento, ma lo stesso criterio va applicato alle classi troppo numerose, secondo Antonelli. «L’obiettivo principale del nostro ricorso è la qualità dell’istruzione», chiarisce.
«Non rientriamo nei limiti di legge in un paio di classi ma non sforiamo di molto», commenta Antonio Micalizzi, preside del liceo Ferraris, «non siamo di certo il un pollaio». Non sono previsti interventi strutturali nell’immediato, dunque dovranno tenere conto delle superfici disponibili adesso con le nuove iscrizioni. «Anche da noi si tratta di poche aule – dice Renata Ballerio, preside del Casula – e comunque abbiamo un piano quasi vuoto. Dire che non si rispetta un limite normativo non rende l’idea di come i ragazzi sono distribuiti, e dire che siamo stipati non corrisponde alla realtà dei fatti».
Francesca Manfredi
s.bartolini
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