Mazzette per i controlli fiscali Il pm chiede 6 anni di carcere

VARESE Il pubblico ministero Agostino Abate è convinto della sua piena colpevolezza. E per questo ieri, davanti al giudice per l’udienza preliminare Stefania Pepe, ha chiesto una sentenza esemplare e una condanna a sei anni di reclusione: una pena molto alta, soprattutto se si tiene conto che arriverebbe al termine di un rito abbreviato.

Niccolò Giuca, 40 anni, è accusato di concussione. Funzionario dell’Agenzia delle entrate, il 21 luglio 2010 venne sorpreso dai carabinieri di Luino mentre intascava una bustarella da 2500 euro. Secondo la pubblica accusa, la somma era solo la prima tranche della mazzetta da 5000 euro chiesta a un artigiano luinese per evitargli un controllo tributario; verifica che, con molte probabilità, si sarebbe risolta con una sanzione assai più elevata.

Augusto Basilico, l’avvocato che difende Giuca, è però convinto che il suo assistito non meriti una pena così severa. Per questo ha chiesto al gup che il capo d’imputazione venga derubricato a corruzione o, in subordine, a tentata concussione (reati che prevedono pene assai inferiori a quella chiesta da Abate). Giuca infatti non sarebbe un concussore, ma solo una “vittima” (per quanto consenziente) di un tentativo (riuscito) di corruzione.

Sarebbe stato quindi l’artigiano (è questa la tesi dell’avvocato) ad allungare i quattrini a Giuca per evitare le verifiche fiscali. Giuca, inoltre, è incensurato, ha collaborato alle indagini e non ha impugnato il licenziamento dall’Agenzia.

Se condannato, Giuca dovrà però rifondere anche i propri ex datori di lavoro: l’Agenzia gli ha chiesto un risarcimento pari a 30mila euro per danno d’immagine. Una somma che Basilico giudica esagerata «sulla base della giurisprudenza, perché in casi simili la Corte dei conti liquida importi decisamente inferiori». Inoltre, secondo Basilico, non è stato Giuca ad offuscare la reputazione dell’Agenzia delle entrate. «Quello che vede protagonista il mio assistito è purtroppo uno dei tanti episodi che vedono coinvolti funzionari dell’Agenzia». Per l’avvocato sarebbe quindi ingiusto far pagare a Giuca lo scotto della reputazione, già compromessa, dell’Agenzia.

e.marletta

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