Roma, 25 mag. (TMNews) – Per una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese serve “un dialogo” che per il momento non c’è. Nella conferenza stampa congiunta di oggi a Londra con il primo ministro britannico David Cameron, il presidente Barack Obama torna a parlare di Medio Oriente e delle difficoltà di un processo di pace che non decolla. Hamas “preoccupa” gli Stati Uniti, è “un’organizzazione che rifiuta qualsiasi tipo di confronto”. “E’ molto difficile negoziare con loro, confrontarsi con la loro politica e le loro idee. Respingono qualsiasi tipo di confronto e di partecipazione”, ha spiegato Obama.
“Credo che Hamas non abbia ancora rinunciato alla violenza e non abbia ancora ammesso la situazione in cui si trova. Finché non la riconosceranno, sarà difficile arrivare a una soluzione di pace”, ha aggiunto il presidente Usa, secondo il quale sarà necessario dimostrare “la ferma volontà di collaborare e condividere alcuni valori fondamentali”, anche a costo di dolorosi “compromessi”. A questo proposito, l’inquilino della Casa Bianca ha comunque definito “un errore” l’eventuale richiesta dei palestinesi al Consiglio di sicurezza all’Assemblea generale dell’Onu di riconoscere il loro Stato ai confini del 1967.
Dopo un colloquio durato circa 90 minuti e un intermezzo culinario – un barbecue offerto dai due leader ai militari in servizio davanti Downing Street e alle loro famiglie, con le first lady Michelle e Samantha addette all’insalata – Obama e Cameron si sono presentati davanti alla stampa. Numerosi gli argomenti toccati: al Qaida, la Libia, la primavera araba, l’Afghanistan, lo Yemen, in particolare. E se il primo ministro britannico si è congratulato con il presidente Usa per l’operazione che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden, entrambi i leader hanno concordato sul fatto che “al Qaida si può battere”.
Quanto alla Libia, Obama e Cameron hanno ribadito che “non esiste un futuro con Gheddafi al potere”. “Bisogna condividere obiettivi e speranze di chi è sceso in piazza” in Libia, di chi spera in “un mondo più sicuro e pacifico per tutti noi”, ha spiegato Cameron. “Noi saremo accanto a coloro che saranno dalla parte della pace e della libertà, daremo sostegno politico ai paesi che perseguiranno questi obiettivi”, ha aggiunto il premier. E Obama, da parte sua, ha ricordato che “Gran Bretagna e Usa si sono uniti sulla base degli stessi valori e obiettivi per fare pressione sul regime di Gheddafi e per aiutare il popolo libico a trovare una via di pace, una via di uscita”. I due paesi, ha ricordato il presidente, hanno agito “insieme per evitare un massacro”.
Tuttavia, secondo l’inquilino della Casa Bianca, i raid della Nato in Libia hanno avuto finora un impatto “limitato”. “Dal momento in cui si esclude il ricorso alle truppe di terra, ci si deve confrontare con i limiti insiti nelle operazioni aeree”, ha commentato il presidente degli Stati Uniti, che si è detto convinto del fatto che l’opposizione libica dovrà “prendersi la responsabilità” di costringere il colonnello a lasciare il potere.
Al centro dei colloqui tra i due leader c’è stata poi la cosiddetta “primavera araba”. “Il presidente ed io siamo determinati a stare al fianco di chi agisce per la libertà”, ha spiegato Cameron. “Questo è il messaggio che vogliamo inviare al summit del G8 di domani, dove noi appoggeremo un vasto programma di sostegno politico ed economico ai paesi che ambiscono alle riforme”, ha aggiunto il primo ministro britannico.
Quanto all’Afghanistan, Obama e Cameron ritengono che si debba arrivare alla pacificazione, un processo che “deve essere guidato dagli afgani”. D’altra parte, il 2011 è un anno cruciale per la transizione dei poteri e proprio per questa ragione “è arrivato il momento di intensificare gli sforzi per una soluzione politica” definitiva alla crisi afgana. Riguardo allo Yemen, infine, Obama ha invitato il presidente Abdullah Saleh a rispettare “l’impegno” e a cedere “immediatamente” il potere, firmando l’accordo sulla transizione pacifica dell’amministrazione del paese.
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