VARESE (s. car.) «Lei non sa chi sono io, vedrà cosa le succederà». La bella rumena, «più che una povera immigrata costretta a vivere sotto i ponti sembrava una fotomodella che si spostava di città in città per servizi fotografici», si sarebbe così rivolta a Silvio Pieretti, responsabile della Regione Lombardia in comando ai Servizi sociali di Varese quando Aldo Fumagalli, ex leghista, era il sindaco della Città Giardino e Francesco Spatola, dirigente dei Servizi sociali varesini aveva assunto quest’incarico.
Si parla del periodo che va dal 2002 al 2004: oggi Fumagalli non è più sindaco, risponde di svariato capi di imputazione contestatigli dal pubblico ministero Agostino Abate davanti al collegio presieduto da Anna Azzena. Ieri, nel corso dell’ultima udienza del pruriginoso scandalo che ha coinvolto l’ex primo cittadino, Spatola si è seduto al banco in veste di testimone. E ha raccontato la sua verità definendo Fumagalli «il grande protettore» delle belle ragazze ospitate in alloggi invece riservati ai poveri e ai migranti, altezzose e di tempra forte, visto che una di loro, sfrattata dall’alloggio comunale per migranti di via Vetta d’Italia, a fronte della richiesta di Pieretti di lasciare immediatamente l’alloggio illegittimamente occupato dimostrando la sua volontà di aver lasciato sgombro il locale portando i propri bagagli nell’ufficio del funzionario «ha fatto sì portare le sue valigie da Pieretti – ha raccontato Spatola – Ma sono arrivate trasportate dall’autista del sindaco».
A ribadire «lei non sa chi sono io, non sa cosa le succederà». E in effetti stando a Spatola «ci furono delle pressioni, delle ritorsioni». Quali? Ha chiesto l’accusa. «Mi chiesero di fare in modo che Pieretti se ne andasse lasciando il proprio incarico – ha detto il dirigente – L’allora direttore generale del Comune mi disse di suggerire a Pieretti che sarebbe stato meglio tornare in Regione andandosene». Il direttore generale (che Cesare Cicorella, difensore di Fumagalli ha immediatamente chiesto di ascoltare nel corso delle prossime udienze) avrebbe agito «su indicazione del sindaco Fumagalli. Non lo disse apertamente ma me lo fece capire». Spatola rifiutò
«anche perché Pieretti era un ottimo capo il cui lavoro era molto apprezzato da tutta la comunità di volontariato varesina che quando la vicenda emerse si sollevò e prese posizione». A quel punto Spatola avrebbe avuto «valutazioni negative ingiustificate sul mio lavoro che mi penalizzarono economicamente. Sono in corso cause civili in merito», ha precisato il teste. Del gruppo costituito da tre, tra ex funzionari e operai Enel, che allacciò la corrente nell’appartamento utilizzato impropriamente, per l’accusa dall’ex sindaco, cambianto il contatore non rotto ma bloccato da una precedente morosità simulando un’emergenza notturna, sono stati acquisiti i verbali. Si torna in aula alle 9.30 del 14 febbraio.
e.marletta
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