VARESE Siamo a uno dei tre snodi emotivi della stagione biancorossa: il Torino, con Sampdoria e Verona, rappresenta la grandeur cadetta. Una partita che si prepara e alimenta da sola, in campo e sugli spalti: se in giornate così giocatori e tifosi non hanno concentrazione e motivazioni giuste, meglio che cambino mestiere gli uni e hobby gli altri.
DE LUCA DALL’INIZIO
La mossa di Maran è Beppe De Luca dal primo minuto: la Zanzara beneficia, certo, del forfait di Neto (va in panchina: è recuperato, ma martedì si gioca a Livorno e due partite vicine nuocciono ai suoi muscoli di seta), ma anche di uno stato di grazia che, abbinato all’innato fiuto del gol, ne fa l’attaccante più in forma. Uno lungo (Martinetti) e uno corto, dunque: il mix caro a Sannino per schiantare i granata come un anno fa (3-0).
La sfida si deciderà a centrocampo. Se il Varese crea superiorità lì, ci sono i presupposti per imporre il ritmo al Toro e colpire a tempo e luogo il 4-2-4 di Ventura, che ha qualche interprete di fortuna causa assenze varie. Sulle fasce, a dimostrazione dell’assenza di timore, Maran conferma l’ottimo Pettinari e sguinzaglia Nadarevic, più ficcante e meno tattico di Zecchin. Hanno una mission supplementare: raccogliere la pesante eredità di Carrozza. In mezzo torna Corti, ritemprato dalla sosta forzata: per lui e Kurtic bel duello rusticano con i mediani torinisti Iori (varesino) e Basha. Il messaggio è: la partita la facciamo noi. Dietro, vietato lasciare mezzo metro a Bianchi. Postilla: non snobbate le riserve, spesso con Maran i cambi sono decisivi. Nota: Figliomeni, non convocato, è pronto al trasloco.
LE VARIABILICe ne sono almeno tre. Una è il meteo, quindi il campo. Previsti freddo, pioggia, forse nevischio. Il terreno del Franco Ossola è stato coperto coi teloni: però rimane in brutte condizioni, in barba all’alacre lavoro dei giardinieri. Un fondo pesante ingolferebbe una partita altrimenti godibile.La seconda incognita è mentale. Si è più volte detto in settimana: il Varese feroce di
Marassi batte chiunque, quello addormentato visto col Bari perde da chiunque. Per stimolare l’adrenalina positiva, ieri ha fatto visita alla squadra l’assistente spirituale don Giorgio Spada, che esercita il ministero a Sant’Ambrogio: il sacerdote – non a caso di fede juventina – ha brevemente parlato ai biancorossi nel chiuso dello spogliatoio, estendendo la benedizione a giocatori, staff e stadio tutto. Che sarà pienissimo.
IL DIVO GIULIO E IL PROSSIMO ACQUISTO
Il terzo fattore è Giulio Ebagua. Il nigeriano, fedele al suo clichè – lo ami o lo odi: a lui garbano entrambi – sembra fuori dal progetto granata (per lui ci sono Brescia o Udinese). Il Torino gli ha tappato la bocca con un assurdo silenzio stampa ad personam. Seguendo il tam tam di internet e Facebook, potrebbe essere accolto male (o snobbato) dagli ultrà ma benissimo dal resto dello stadio che lo applaudirà intonando l’urlo assordante di mille vittorie: «Giu-lio, Giu-lio». Non è dato titolare ma, se Ventura gli desse spazio, il clima di uno stadio forse diviso sarebbe un propellente eccezionale per Ebagua e pericoloso per il Varese. Che, forse lunedì, accoglierà il neo acquisto argentino Emanuel Rivas: siamo ai dettagli. Dicono che sia il sosia di Carrozza, per dribbling e imprevedibilità. Ma oggi c’è solo il Toro.
Stefano Affolti
a.confalonieri
© riproduzione riservata













