VARESE «È necessario un risparmio delle risorse e una riorganizzazione dell’ospedale, ma questo non deve ricadere sull’assistenza ai pazienti». Achille Venco, primario di Medicina e del dipartimento medico dell’ospedale di Circolo di Varese, è preoccupato per il taglio da tre milioni di euro che l’azienda si troverà a operare entro fine anno. E attende assieme ai colleghi gli sviluppi del piano lacrime e sangue elaborato dal direttore generale Walter Bergamaschi. «La mia preoccupazione è che ci possano essere tagli nel personale – spiega – ma questo allarme per il momento, almeno nel mio reparto, sembra che sia rientrato. Bisogna vedere dove è possibile risparmiare – continua – che il risparmio sia fatto senza che si abbassi la qualità della cura e che, se si devono razionalizzare i posti letto, che sia fatto dove c’è meno urgenza. Una soluzione potrebbe essere quella dello sviluppo dell’assistenza domiciliare e del decentramento». Quello che, in sostanza, ha auspicato anche l’assessore alla Sanità di Regione Lombardia Luciano Bresciani con il suo piano sui subacuti. Ieri l’azienda ospedaliera ha prorogato i contratti di 35 dei 40 infermieri assunti a tempo determinato e a rischio taglio, che potranno lavorare grazie alla forma del rinnovo o dell’affidamento di incarico fino al 14 novembre, data del concorso per la regolarizzazione di un centinaio di precari. Potranno giocarsi la chance dell’assunzione assieme ad altri 750 iscritti provenienti da tutta Italia (sono 1.200 quelli del concorso dedicato al personale socio sanitario e calendarizzato per dicembre), che
molto probabilmente verranno ospitati nel palazzetto dello sport di Varese. E, come è emerso ieri al termine di un incontro fra l’azienda ospedaliera e i sindacati, si sta delineando la strada per risparmiare cifre a sei zeri entro fine anno. In particolare lo sviluppo del day hospital e della week surgery che, tradotto, porterebbe a una riduzione dei tempi di degenza prima di un intervento e quindi a «un taglio ragionato dei posti letto senza gravare sulle liste d’attesa e sulla qualità della cura». Una riorganizzazione interna per eliminare gli sprechi e rivedere le strutture sottoutilizzate e la rinegoziazione con le aziende sulle forniture di strumenti, medicinali e kit sanitari. Per ora si tratta di una bozza che, a tempo breve, prenderà forma concreta per essere sottoposta al vaglio di Regione Lombardia, alla quale spetta l’ultima parola. «La nostra impressione è positiva – spiega Nino Ventola, della Cisl – L’azienda sembra intenzionata a mantenere gli attuali livelli occupazionali e a garantire la qualità della cura». La Fsi, dal canto suo, ha chiesto al direttore generale «l’istituto contrattuale del riposo compensativo per gli strumentisti oberati dai carichi di lavoro».È preoccupato per gli effetti della scure dei tagli, invece, Umberto Colombo, della Spi-Cgil, che guarda al piano dal punto di vista dei pensionati, fra i maggiori fruitori dei servizi. «Le liste d’attesa sono già lunghe – ragiona – e il nostro timore è quello che, una volta entrati in vigore, i tagli si ripercuotano sull’assistenza ai pazienti».
s.bartolini
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