Vertici della Lega in pressing Ecco la mappa degli “sponsor”

Vertici della Lega in pressing Ecco la mappa degli “sponsor”

VARESE Una sola cosa è certa, nel marasma precongressuale: la base si ribella e si sta mostrando più coraggiosa dei colonnelli. Leonardo Tarantino, candidato dell’area maroniana, non ha avuto il sostegno ufficiale del ministro dell’Interno, che non ha voluto contraddire Bossi dopo l’incoronazione di Maurilio Canton, vicino invece al capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni.

Dal canto suo, al momento, il senatore Fabio Rizzi non ha ritirato il suo candidato Donato Castiglioni.

Ieri, per tutto il giorno, sono girate voci che dai vertici del movimento, da via Bellerio, fosse giunta la richiesta del consiglio federale di ritirare Tarantino e Castiglioni dalla corsa.

Scenario che al momento non è escluso, a seconda delle pressioni che saranno fatte. Nel congresso di Varese, dopo la sconfitta del candidato cerchiomagista Mattia Capitanio al congesso di Brescia, e la vittoria del maroniano Fabio Rolfi, ormai c’è in gioco la leadership e l’immagine di Umberto Bossi. Il quale ha indicato un candidato ben preciso.

È vero che Bossi non voterà al congresso, in quanto la sua iscrizione è a Milano, al contrario degli altri colonnelli Roberto Maroni, Giancarlo Giorgetti e Marco Reguzzoni (delegati di diritto in quanto parlamentari), ma ha pur sempre dato un’indicazione.

E le parole del capo, anche se non sono state risolutive, sembra abbiano spostato l’intenzione di voto dei delegati rispetto a prima del suo comizio di domenica sera a Buguggiate. Ad oggi infatti, dicono dal Carroccio, Tarantino e Canton partirebbero da una sostanziale parità del 30% ognuno. In leggero svantaggio (ma neanche troppo se si pensa che la sua area è minoritaria) Castiglioni, con un 25%. Va da sé che il 15% circa di indecisi farà la differenza. Insomma, i giochi sono aperti. E rischiosi, per giocare l’immagine del capo lasciando libertà di voto. Da qui l’intenzione di puntare al ritiro dei candidati in opposizione a Canton. Il termine ultimo per presentare le candidature è alle 10 di venerdì. Due giorni ancora, quindi, per prendere le ultime decisioni.

Se la candidatura di Tarantino andasse avanti, non verrebbe solo messa in discussione la leadership di Bossi, ma in parte anche la figura di Maroni, il quale non ha voluto schierarsi, per quanto la sua scelta sia probabilmente dettata dalla necessità di non inasprire le tensioni nella Lega a livello nazionale in un momento di crisi di governo. Ed in un momento in cui tutti i riflettori mediatici, anche quelli nazionali, sono puntati sul congresso di domenica prossima.

Ma anche se il leader ha parlato, le intenzioni di voto della classe dirigente locale non è omogenea. Nessuna dichiarazione ufficiale. Ma è facile individuare l’appertenenza.

A favore di Tarantino, tra i delegati, troviamo infatti il sindaco di Varese Attilio Fontana, il presidente della Provincia Dario Galli, il segretario provinciale uscente e sindaco di Tradate Stefano Candiani, il sindaco di Morazzone Matteo Bianchi, l’ex sindaco di Buguggiate Alessandro Vedani e il segretario della sezione di Varese Marco Pinti.

Tra gli assessori provinciali sicuramente Francesca Brianza, forse Alessandro Fagioli.

Canton ha invece innanzitutto l’appoggio di Reguzzoni, dei consiglieri regionali Giangiacomo Longoni e Luciana Ruffinelli, e dell’assessore provinciale Bruno Specchiarelli.

Castiglioni, ovviamente, il senatore Fabio Rizzi, il capogruppo provinciale Stefano Gualandris, il sindaco di Lonate Ceppino e consigliere provinciale Massimo Colombo e l’assessore provinciale Fausto Brunella.

Una curiosità. Nessuno della famiglia Bossi voterà al congresso. Bossi non vota. Nemmeno la moglie Manuela Marrone, iscritta alla sezione di Gemonio, ma che non risulta tra i delegati. I figli del Senatùr Renzo e Roberto Bossi hanno votato per i delegati, ma non potevano candidarsi in quanto militanti da meno di un anno. Roberto è diventato un socio ordinario militante prima del fratello consigliere regionale, nel novembre 2010. Renzo, sulla cui non militanza si era aperto un caso, lo è diventato a tutti gli effetti nell’aprile di quest’anno.
Marco Tavazzi

s.bartolini

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