VARESE Pagamenti fermati anche quest’anno per i fornitori di Palazzo Estense. Solo che quest’anno lo stop è stato imposto con tre mesi di anticipo rispetto al già problematico 2010: le ditte che hanno eseguito dei lavori per il Comune non vengono pagate più o meno dalla fine di aprile.
Lo ha ammesso apertamente il sindaco Attilio Fontana ieri mattina, davanti alle telecamere di Raitre in presa diretta dalla sala matrimoni. «Abbiamo dovuto sospendere i pagamenti ai fornitori da metà maggio e in qualche caso anche prima, dalla fine di aprile», spiega Fontana. Da maggio ad oggi ci sono circa 4,5 milioni di euro dovuti per opere concluse nel 2011 che non sono stati pagati. Sono più di 6 milioni invece quelli andati regolarmente alle aziende appaltate.
In linea generale, vengono pagate le spese correnti per luce, acqua, gas, manutenzioni e piccoli interventi, mentre devono essere sospese le spese considerate per investimenti, generalmente molto più alte. Non che non ci siano i soldi, ma il patto di stabilità impedisce di spenderli. «Purtroppo non c’è alternativa, siamo stati costretti a fermarci altrimenti sforiamo il limite e per l’anno prossimo sarebbe molto peggio».
I fornitori di conseguenza dovranno attendere fino all’anno nuovo perché il Comune possa riprendere a pagarli. Per i più grossi si tratta di armarsi di pazienza e resistere il più possibile, economicamente parlando. Per i più piccoli, è un bel dilemma. Di certo sono in parecchi a non intendere più lavorare per le amministrazioni pubbliche. «Certo che ce ne siamo accorti che il Comune non sta pagando», dice Davide Cattaneo, falegname, «ci deve una bella cifra tonda. Noi i serramenti e le persiane li abbiamo rifatti, adesso vorremmo il pagamento. Io i miei fornitori li ho pagati». «Nemmeno mago Merlino riesce a mandare avanti un’azienda che lavora senza essere pagata», dice l’anonimo titolare di un’azienda varesina creditrice nei confronti del Comune, «il problema è che quelli che lavorano con le pubbliche amministrazioni si trovano in seria difficoltà». Anche lui, “anonimo scontento”, ha apprezzato le dichiarazioni del sindaco varesino. «Non è mica colpa dell’amministrazione. Fontana è messo come noi, tra l’incudine e il martello: non può che sottostare ai vincoli dello Stato. Il dramma nasce dal patto di stabilita ma la colpa non è di chi lo applica, è di chi l’ha inventato. Intanto paghiamo noi e qualcuno sta rischiando di chiudere».
C’è imbarazzo nell’esporsi pubblicamente. Hanno capito che la situazione deriva da imposizioni ben più in alto dell’amministrazione comunale. «Non siamo pagati per il patto di stabilità», spiegano da un’azienda che ha asfaltato diverse strade cittadine, «ci hanno avvisato che dobbiamo aspettare a febbraio o marzo dell’anno prossimo. Il sindaco lo capiamo, poveretto, lavoriamo con il Comune di Varese da quarant’anni, è virtuoso davvero ma è il Governo che blocca».
A pagare lo scotto però ci sono anche loro, e i margini di resistenza sono sempre più risicati. «Per avere il gasolio e il bitume devo pagare i fornitori, e se non li pago non mi danno neanche un chilo di materiale. Abbiamo l’Enel e il personale da pagare, e non è che si può aspettare di incassare dal Comune. Bisogna fare uno sforzo sovrumano per lavorare con le pubbliche amministrazioni oggi».
Francesca Manfredi
e.besoli
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