non ha ancora ricevuto un messaggio da parte degli imprenditori varesini: neppure un incitamento per la sua impresa coraggiosa e, cioè, prendersi sulle spalle il Varese, acquisendo le quote di maggioranza, fino all’83 per cento. Un impegno ragguardevole se si considera il debito che grava sul club: tre milioni abbondanti di euro. La scelta di metterci la faccia e di sobbarcarsi una situazione così complessa carica di responsabilità Laurenza che ha detto di voler regolarizzare le pendenze. Per questo, la prossima potrebbe essere un’annata di transizione per il Varese in cui incominciare a ripianare i debiti iniziando, al tempo stesso, a far pace con il territorio, placando i malumori dei creditori e risvegliando l’affetto con operazioni simpatia.
Le strategie saranno comunque definite nella riunione che, giovedì prossimo, radunerà in sede tutto lo staff dirigenziale, il direttore commerciale e, forse, i soci napoletani e .
Le priorità sono due: ricostruire la squadra e riportare la gente al Franco Ossola. È chiaro che il modo migliore per convincere il maggior numero di persone ad abbonarsi sta proprio nella campagna acquisti. I grandi nomi possono fare la differenza e garantire i grandi numeri sugli spalti ma le attuali risorse non permettono spese folli. Anzi, con dei debiti così elevati, bisogna puntare innanzitutto a far quadrare i conti, salvaguardando il bilancio. Anche per questo, il Varese si affiderà soprattutto sui giovani, come si è capito anche dagli ultimi due arrivi: quello del centrocampista (ex Como), preso in
comproprietà, e quello di (in prestito con diritto di riscatto). Entrambi sono stati prelevati dall’Inter ma prima di pescare giovani di belle speranze in casa d’altri non varrebbe forse la pena di valorizzare al meglio quelli cresciuti in casa propria? Come il brasiliano , centrocampista centrale che sta respirando l’aria del vivaio biancorosso da diverse stagioni e che è un mediano coi piedi buoni. E che dire del difensore centrale , promettente under della nazionale albanese? Per non parlare di , attaccante che nello scorso campionato ha avuto modo anche di assaggiare il clima della serie B in Varese-Crotone.
La ricostruzione che deve garantire almeno una salvezza tranquilla passa attraverso l’equilibrio e i piccoli passi, mentre le rivoluzioni sono sempre deleterie e non portano mai a nulla, come ha dimostrato lo Spezia: dopo aver vinto il campionato di Prima divisione, ha cambiato tantissimo non riuscendo però a centrare il doppio salto di categoria e, anzi, salvandosi a mala pena. Il primo reparto da sistemare è la difesa che va ricostruita: se fossimo nei panni del tecnico chiederemmo subito due centrali molto forti e due terzini veri. A centrocampo serve un giocatore alla e perché non proprio lui? È un varesino purosangue che tornerebbe in città senza chiedere la luna e garantirebbe quantità e qualità.
In mezzo ci sono anche , e forse , che, con il passare del tempo, abbandonerà il ruolo di esterno. A proposito di ali, ci vuole gente fresca (il contrario di ) che riesca a saltare l’uomo, sempre che Sottili impieghi anche il 4-4-2 classico e non solo quello con centrocampo a rombo. Per quest’ultima soluzione, i trequartisti ci sono: e (sempre che il brasiliano, spesso fuori per i suoi ripetuti acciacchi, non parta per gli Emirati Arabi). Ma ci vuole soprattutto una punta di spessore in grado di fare la differenza: come (è di Gallarate).
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