La nostra è̀ un’epoca di cambiamenti radicali, signori miei. Ebbene, anch’io, Carcarlo Pravettoni, ho deciso di cambiare. Basta con l’avidità̀ di questo mondo di cartapesta, basta con l’egoismo esasperato che da sempre mi caratterizza!
Di fronte alla crisi economica che investe il nostro amato paese e tutto il mondo occidentale, che è anche una crisi politica e prima ancora una profonda crisi di valori, ho deciso di tendere una mano ai meno fortunati, ai più̀ esposti ai colpi di un destino avverso, ai meno abbienti. Insomma, ai pezzenti.
Ho deciso di devolvere il cinquanta per cento del mio reddito di questi ultimi trent’anni a favore dei poveri di tutto il mondo. Sissignori, avete capito bene, il cinquanta per cento del reddito risultato da ben trent’anni di onorato lavoro! A che cifra ammonta? È̀ presto detto, per l’esattezza fanno… una bella minchia di niente!
Come si fa, infatti, a calcolare il reddito imponibile di chi non ha mai fatto in vita sua la dichiarazione dei redditi? Eh sì, vi stupirà̀, ma io in trent’anni di (disonesta) attività̀ non ho mai dichiarato niente al fisco, e non per cattiva volontà̀. Perchè́ non potevo. Ero in vacanza. Mi direte: trent’anni di vacanza? Ebbene sì̀. D’altronde ho sempre detestato il turismo mordi e fuggi… e lorsignori, quelli della Guardia di Finanza, non è che dopo tutti questi anni mi hanno chiesto: «Come sono andate le vacanze, si è divertito? Perchè́ non ci vediamo una sera a cena che si guardano insieme le diapositive?». Niente! aggressivi, rancorosi, sospettosi… Ce l’hanno con me, c’è̀ poco da fare. ora stai a vedere che evadere il fisco è̀ diventato una cosa di cui ci si deve vergognare!
Quello delle tasse è̀ un falso problema. la soluzione è semplice: basta non pagarle! Io ho sempre evaso il fisco, fin dalla nascita, e mi sono sempre trovato benissimo. Dirò̀ di più̀: non pagare le tasse è̀ stato un vero e proprio diktat morale per me e per tutta la mia onorata famiglia, fin dai tempi del mio beneamato antenato, il baronetto Pier Ugo Maria Pravettoni, che ha costruito un impero finanziario evadendo il fisco ed è stato l’orgoglio della nostra gloriosa famiglia di simpatici farabutti.
Devo dire che la mia famiglia mi ha molto supportato: i Pravettoni sono evasori totali da almeno dieci generazioni. Abbiamo evaso il fisco un po’ dappertutto nel mondo. Dite il nome di un paese e state sicuri che lì̀ un Pravettoni non ha pagato le tasse.
Ai miei nipotini dico sempre: ricordatevi di lavarvi i denti dopo i pasti, di obbedire ai genitori e di non pagare mai le tasse. Guai! Niente regali a Natale se lo fate.
Io sono per le tasse facoltative. Pagare le tasse deve essere come fare una sottoscrizione per il Wwf. Se vuoi lo fai, e sennò amici come prima. «lei, signore, mi scusi, forse che vuole pagare le tasse? Sì̀? Bene, si accomodi. No? Ah ecco, mi sembrava… Come non detto. Mi scusi se l’ho importunata.» Questa è̀ vera democrazia!
Le tasse lasciamole pagare ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. È̀ sempre andata così̀. Perchè́ cambiare le sane abitudini di sempre?
Va da sé che l’obiettivo finale non può̀ che essere l’abolizione totale delle imposte. Si dice: ma così̀ lo Stato va in rovina! Aboliamo anche lo Stato. Ognun per sè e Dio per tutti! Mi direte: e come si fa per la sanità̀, la scuola, le opere pubbliche? Semplice: privatizziamo tutto. Scuole private, ospedali privati…
Qualcuno qui obietterà̀: «e chi non ha i soldi?». Chi non ha i soldi, sia detto senza offesa, che vada a cagare! Basta con lo sperpero delle scuole pubbliche! Per i miei figli ho assunto a tempo pieno tre istitutrici private, brave e soprattutto giovani, che alla fine della giornata di studio, dalle 21.15 in poi, diventano tre generose escort per il sollazzo di papà̀. Basta sapersi organizzare.
Tempo fa qualcuno ha detto: niente tasse sugli immobili! Sono rimasto fermo senza muovere un muscolo per tre giorni di fila. Alla fine me la sono anche fatta addosso, pensate un po’ (qualche muscolo quindi l’ho pur dovuto muovere…). Spero che non mi facciano pagare la tassa sui rifiuti.
Le forze politiche al governo hanno detto che chi dichiara meno di dodicimila euro non pagherà̀ le tasse. Io non ho mai dichiarato nulla in vita mia, quindi sono in regola. Evasore a norma di legge. È̀ vero che il Papa ha detto che è scandaloso chi ruba allo Stato e poi dona alla Chiesa, ma infatti io alla Chiesa non ho mai donato nulla.
Mi dà solo fastidio una cosa: ultimamente in Italia cambiano di continuo i nomi delle tasse. Non si fa così! Uno non capisce più̀ se deve evadere la Tares, la Tarsu, la Tari, la Trise, l’Ici, l’Imu, la Iuc o chissà̀ quale altra diavoleria. Visto che io le tasse non le pago, almeno che capisca come si chiamano. Che qualcuno mi spieghi esattamente cosa cavolo ho evaso, perbacco!
Certo, se uno è̀ abituato a versare il dovuto al fisco, non sempre riesce a smettere di colpo, questo lo capisco. Anzi, spesso ci vogliono anni prima di riuscire a entrare nella logica di evadere completamente. Il problema è̀ che la gente comincia molto giovane a pagare le tasse e poi non riesce più̀ a smettere. Uno dice a se stesso: stavolta pago, tanto smetto quando voglio. E invece no. Si comincia con le tasse leggere: un po’ d’iva qua, un’imposta sui rifiuti là. Magari perchè́ ti ha convinto un amico. Ed ecco che in un attimo si entra nel tunnel e si è̀ schiavi per sempre. Ho visto persone ridursi a rubare la pensione alla propria anziana mamma per permettersi la dose di tasse necessaria. Stimati professionisti che si presentavano all’erario di nascosto dalla moglie. Qualcuno, per allontanare i sospetti, fingeva di avere l’amante. Dunque, vi dico: non credete a chi vi invita a pagare le tasse, sta solo cercando di mettervelo in quel posto! Del resto, non a caso si chiama agenzia delle entrate, no?
Pagare le tasse è dannoso per la salute e non aiuta gli affari. Fare fortuna in Italia pagando le tasse è̀ praticamente impossibile. Chiedetelo a uno qualsiasi fra i miei colleghi uomini d’affari. Sostenere che un imprenditore è̀ diventato ricco e potente frodando il fisco è come dire che Rocco Siffredi ha fatto fortuna trombando come un riccio a destra e a manca. È̀ la scoperta dell’acqua calda! E allora? Vorrei sapere quanti in italia hanno fatto i soldi onestamente, senza affidare le proprie fortune all’antica arte dell’abuso e del sopruso che da sempre ci vede maestri nel mondo, sia detto con malcelato orgoglio.
A evadere si comincia fin da bambini. Bisogna imparare per gradi. Ricordo ancora la prima volta che comprai un pacchetto di caramelle, pagai con i soldi di papà̀ e immediatamente dopo me la diedi a gambe pur di evitare di dover prendere lo scontrino. Poi, crescendo, ho imparato a guardarmi dalle ricevute fiscali e ancor più̀ dalle fatture. Non è̀ un caso che nell’antichità̀ le donne che emettevano fattura venivano chiamate «fattucchiere» e, giustamente, arse vive nella pubblica piazza. Devo dire che, con il senno di poi, non tutti i metodi dell’inquisizione erano da condannare…
Tra i miei coetanei io ero l’unico bambino che andava volentieri dal dentista perchè́ sapevo che mi avrebbe curato in nero. Da lì alle frodi, il passo è stato breve.
Quando, a diciassette anni, ho fatto la mia prima truffa, mio padre mi ha regalato un tritadocumenti. «il tritadocumenti è̀ il migliore amico dell’uomo» diceva sempre il mio vecchio. Ogni volta che penso a mio padre mi commuovo… ricordo ancora il giorno che mi portò nel capannone in cui sfruttavamo un centinaio di cinesi irregolari e mi disse: «figliolo, un giorno tutto questo sarà tuo. ma, per il fisco, risulterà̀ di proprietà̀ di un tuo zio morto cinquant’anni fa». una sola volta mi è venuta voglia di pagare le tasse. È̀ stato qualche anno fa. Mi annoiavo, le giornate erano sempre uguali. Forse sarà̀ stata una crisi di mezza età̀, non so. Mi capitano spesso le crisi di mezza età̀, da quando avevo trentacinque anni e dichiaravo di averne nove per poter pagare il biglietto ridotto al cinema. Cosiì mi è̀ venuta la voglia malsana di trasgredire, di fare uno strappo alla regola e di pagare le tasse. Non ci crederete: mi ha salvato il mio navigatore satellitare. È̀ un modello vecchio, funziona male, spesso mi fa sbagliare strada. Quella volta sono salito in macchina, ho impostato il percorso per l’agenzia delle entrate e invece, coincidenza, mi son ritrovato in Svizzera. Curioso, no?
Qualche mese fa ho visto un tale, dal fornaio, che ha chiamato la guardia di finanza perchè́ non gli hanno fatto lo scontrino. Ma che problemi hai, dico io? Non lo sai quanto hai speso? Hai pagato due secondi fa, sei rincoglionito? Hai bisogno che te lo scrivano su un foglietto? Se non hai memoria è colpa tua, portati un’agendina da casa, segnati i due euro della pizzetta e smettila di rompere l’anima al prossimo!
Comunque sia, io sono un amante della libertà̀. Ciascuno deve avere il diritto di comportarsi come gli pare. Se uno vuole fumare, che faccia pure. Se uno vuole bere alcolici, lo stesso. Quindi, se uno proprio vuole pagare le tasse, chi sono io per impedirlo? Però̀ mi sembra giusto che i cittadini conoscano i rischi a cui vanno incontro. Su tutti i moduli del modello unico dovrebbe esserci scritto, per legge: «Nuoce grave- mente alla salute». Così, se uno ci tiene proprio a compilarlo, sa di farlo a suo rischio e pericolo.
Io, come militante politico, ho fatto le mie battaglie. Per esempio, ho organizzato una campagna anti Imu. «Contro l’Imu manderemo la gente in piazza» era lo slogan. Capito? Per non pagare l’Imu, vanno in piazza. a viverci. Dormono sui marciapiedi. Niente casa, niente Imu. Grande idea!
Concludo con un’ultima considerazione. Visto che pagare le tasse è già di per sè́ una cosa poco piacevole, se proprio uno lo vuole fare lasciamogli almeno la libertà di farlo dove più̀ gli piace. Per esempio: a uno piace la montagna? Bene, che sia libero di andare a pagare le tasse in Svizzera, tra boschi, prati verdi e vette innevate. A me, invece, piace il mare, quindi vado alle isole Cayman. Mare cristallino, spiagge bianche, un vero e proprio paradiso. fiscale, naturalmente!
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