L’Alfredo è tornato al suo posto Lacrime e applausi a Franco Ossola

«Che fai, ti commuovi?». Non è vero che il sole non può sorgere all’imbrunire, dentro un cancello di Bobbiate accade. «Oddio… ci si è commosso il capo! Che facciamo?». Facciamo che rendiamo onore alle gocce sulle guance del capo, che sarebbe Gianluca dei ragazzi della curva, rendiamo onore a Max Laudadio che abbracciandolo lo punzecchiava, all’Sos Malnate e, soprattutto, ad Alfredo Luini. Ieri tornato al suo posto dopo un anno di latitanza.

Il lieto fine non era scontato, perché adesso Alfredo, come ha spiegato la famiglia, «necessita di due persone fisse per potersi muovere. Poi ad alcuni di noi sono stati cambiati i turni di lavoro, ed ecco che anche se adesso sta meglio lo stadio è un problema».

Alfredo, del Franco Ossola, è il re. La corona gliel’hanno rimessa in tanti, anime con un obiettivo comune. Dentro al cancello di Bobbiate, s’è data appuntamento una delegazione della nord da cui è nato il là, il noto personaggio televisivo che ha portato la tela agganciando l’Sos Malnate, quest’ultimo che l’ha orlata. Stanno tutti all’interno l’obiettivo di Roberto Genuardi, chissà magari c’è entrato anche Benny, il quattro zampe di casa matto di papà Alfredo. Accomodato sull’auto, il nostro l’avrebbe voluto con sé fin dentro lo stadio. Complesso, troppo.

Nel cancello di Bobbiate Max Laudadio arriva per primo: «Abito da cinque anni all’Alpe Tedesco, a un passo dal cielo sopra Cuasso al Monte. Sinceramente non conoscevo questa situazione, me l’hanno spiegata i ragazzi della curva che mi hanno dato una mano domenica: con la mia associazione “On”, ho organizzato una giornata di pulizia nei boschi attorno a casa. La società stessa, regalando abbonamenti ai disoccupati, ha inserito l’invito a 3 giorni di volontariato con “On”».

«Me l’avete data voi… ma posso dare la sciarpa a lui?». Max, domanda retorica con risposta scontata di Gianluca e soci: «Non puoi… devi!». Via, si parte, destinazione Franco Ossola dove Alfredo entra verso le otto e un quarto.

Stadio fino a quel momento ancora distratto, ma è bastato riconoscere la sagoma per fare decollare l’applauso in ogni settore. Il mani battimani e il primo coro della serata lanciato dalla nord: «Alfredo! Alfredo! Alfredo!». Il cerchio è chiuso, dal cancello di Bobbiate ai molti di Masnago, con il sole all’imbrunire.

Succederà ancora? Virgolette ai due volontari dell’Sos Malnate: «Siamo contenti e disponibili, basta che ci avvisate e noi arriviamo». Forse forse, per chiudere realmente il cerchio mancava solo Beppe, alias Sannino l’allenatore del secolo, giusto per il bacio porta fortuna alla pelata di Alfredo.

Ma quello era ieri, l’oggi si chiama Stefano Sottili, speriamo debba abituarsi a questa figura sulla carrozzina, giusto venti metri alla sua sinistra verso la curva.

Il motivo? Molteplici, legati da Gianluca stretto nella commozione, frutto dell’umana umanità: «Alfredo è il simbolo del Varese». 

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