– Sempre più preparato, conoscitore delle lingue straniere e orientato all’innovazione; è il ritratto dell’agricoltore lombardo e varesino under 40, che emerge da uno studio compiuto dal Mipaaf Rete Rurale nazionale “Nuovi fattori di successo”, giunto alla quarta edizione.
Innovazione, impatto sull’attrattività del territorio, sensibilità nei confronti dell’ambiente, tutela e valorizzazione delle risorse umane impiegate e rendimento globale sono le buone prassi messe in pratica nelle aziende agricole di successo guidate da giovani imprenditori.
Un ruolo fondamentale lo gioca anche e forse soprattutto la formazione dei giovani agricoltori, che ha permesso loro di diventare veri imprenditori, di rischiare innovando, di mettere a frutto le loro competenze, diversificando la propria attività e di confrontarsi, magari con una buona conoscenza delle lingue straniere, con i loro pari età europei.
Nel campo della formazione la Lombardia primeggia rispetto al resto d’Italia. Nella nostra regione, ben il 40% dei giovani capi azienda, che hanno meno di 40 anni e che lavorano a tempo pieno in agricoltura possiedono una laurea; la media nazionale è appena del 24%.
Cambia il discorso per gli over 40 dove la percentuali di imprenditori agricoli laureati cala al 4%, in perfetta media nazionale. Tra i laureati lombardi, il 29% ha una laurea in indirizzo agrario contro una media italiana del 20%.
Numeri significativi in cui anche la nostra provincia può dire la sua, in termini di vitalità e di preparazione dei giovani imprenditori agricoli.
«Alla nostra associazione – spiega Giuliano Bossi, direttore di Confagricoltura Varese – sono iscritte una sessantina di aziende agricole guidate da giovani under 40 e la stragrande maggioranza di loro possiede o una laurea o un diploma; in generale, il livello di scolarità è elevato». Sul nostro territorio, le lauree più gettonate sono quelle in agraria oppure in veterinaria. «Le nostre giovani aziende hanno sicuramente spinta maggiore verso l’innovazione anche nei settori tradizionali dell’agricoltura» prosegue Bossi. Anche se il perdurare della crisi economica e l’attuale periodo di transizione da un Piano di Sviluppo Rurale ad un altro, rendono questa fase non facile, gli agricoltori varesini continuano a guardare avanti. «La formazione resta un tema
fondamentale – conclude il direttore – sul nostro territorio dobbiamo migliorare sul fronte della conoscenza delle lingue straniere anche se ad esempio, i nostri imprenditori che già lavorano con la Svizzera, ad esempio della zona del luinese, conoscono il tedesco». La vitalità e la preparazione degli agricoltori varesina è confermata anche da Coldiretti. «Registriamo sicuramente anche sul nostro territorio un riavvicinamento dei giovani all’agricoltura che stanno portando professionalità e nuove idee nel settore – commenta Fernando Fiori, presidente di Coldiretti Varese – uno dei fattori decisivi soprattutto quest’anno sarà la conoscenza delle lingue straniere in vista di Expo, ma devo dire che il nostro territorio è messo bene anche da questo punto di vista».
C’è però l’altra faccia della medaglia da tenere in considerazione, per permettere ai giovani varesini di fare impresa in campo agricolo.
«Bisogna mettere nelle condizioni di fare imprese chi vuole farlo, ad esempio difendendo i terreni agricoli dalla cementificazione e salvaguardando il territorio» conclude Fiori. E non è cosa da poco.













