«Vi racconto il mio calvario al pronto soccorso di Busto»

BUSTO ARSIZIO Un calvario vissuto lunedì scorso da un bustocco al pronto soccorso cittadino. Da alcuni giorni in preda a mal di stomaco, dolori al diaframma e conati di vomito, ha deciso di correre all’ospedale. Entrato attorno alle 13 è stato dimesso alle 22. Tornato a casa ha preso carta e penna: «Sono stato preso in consegna da un gentilissimo infermiere che s’informa sui sintomi, misura la pressione e mi fa accomodare in sala d’attesa con il codice verde». E qui iniziano i problemi. «Non ritengo giusto che tale codice venga deciso da un infermiere anziché da un dottore, anche perché ognuno ha delle soglie di dolore

diverse». E ancora «perché un codice verde non deve essere informato che, per lui, i tempi d’attesa possono andare dalle cinque alle otto ore?». Dopo approcci cortesi e meno cortesi, alle 22 un’infermiera, gentilissima, lo porta dalla dottoressa, la quale compila il referto dal quale «si deduce che sono sanissimo» e lo rimanda a casa dopo quasi dieci ore. «Ma se sono così sano, perché sto così male?».La dirigenza dell’ospedale si dice dispiaciuta: «Siamo al servizio dei cittadini. Ora verificheremo, come siamo certi, che il paziente non fosse effettivamente abbandonato e cercheremo di capire perché si sia sentito così». E i codici – si precisa – sono un modello standard.Tiziano Scolari

m.lualdi

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