Si picchiano al bar e si fanno medicare al Pronto Soccorso. Le scazzottate tra ragazzi sono all’ordine del giorno durante i fine settimana, ma i bulli che ricorrono alle cure mediche non confessano: «Ci dicono che si sono fatti male cadendo dalle scale».
Usano la più classica delle scuse, pur di non ammettere di averle prese e a volte di santa ragione. I ragazzi che si presentano al Pronto Soccorso del Circolo con contusioni e ferite causate da scazzottata sono tantissimi.
«Parliamo di almeno due risse tra il venerdì, sabato e domenica sera durante ogni fine settimana – spiega il dottor , primario del Pronto Soccorso dell’ospedale di Circolo di Varese – E ogni volta ci sono in media quattro persone coinvolte».
Sono le persone che ricorrono alle cure mediche e tendenzialmente «sono tutti in stato di alterazione alcolica – sottolinea – Chi confessa racconta di aver alzato un po’ il gomito al bar e di aver bisticciato con gli altri avventori, spesso per uno sguardo di troppo alla fidanzata o per contendersi una pretendente». Futili motivi che quando si beve troppo possono però sembrare affronti gravissimi. E l’alcol si sa, come la droga e la cocaina in particolare, aumentano l’aggressività e la propensione ad alzare le mani.
«Non parlo di risse della portata di quelle avvenute durante le ultime settimane – continua – ma pur sempre litigate sono e si è arrivati al punto di mettersi le mani addosso per farsi del male».
Contusioni ed escoriazioni, «provocati dal lancio di bottiglie di vetro o da pugni ricevuti sul volto. Niente di grave, rispetto alle ferite da arma bianca che sono molto più rare, ma pur sempre ferite da suturare o botte da tenere sotto controllo».
Qualche punto, una disinfettata e poi i ragazzi «tra i venti e trent’anni per la maggior parte, vengono dimessi senza particolari problemi».
Ma quando si presentano all’accettazione del Pronto Soccorso per chiedere l’intervento di un medico, raramente ammettono di aver partecipato ad una rissa.
«Magari si inventano di essere caduti dalle scale o di aver sbattuto da qualche parte». Nessuno, tra medici e infermieri, si beve la storia naturalmente. «Ce ne rendiamo conto da soli che stanno mentendo. Sappiamo riconoscere, dal tipo di ferita, cosa l’ha provocata.
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