Un libro scritto da un dirigente storico, Giorgio Benvenuto, «sotto la cui guida la Uil ha attraversato alcuni dei momenti storici più cruciali del ’900», come ha detto il segretario provinciale Uil Antonio Albrizio.
Benvenuto si è fermato a Varese ieri pomeriggio per presentare il suo libro «Il lavoratore ritrovato» in un convegno in cui la Uil provinciale ha fatto il punto sullo stato dell’arte dei rapporti tra lavoratori e sindacato.
«I problemi che stiamo affrontando dipendono dalla situazione internazionale, ma riguardano da vicino anche questo territorio – ha detto Benvenuto – perché prima di tutto, per la ripresa c’è bisogno di reimparare a fare gioco di squadra. Anche ad alti livelli, quindi prima di tutto in Europa, che oggi è dimezzata, e non considera il proprio terzo contribuente, l’Italia, che dà a Bruxelles molto più di quanto non riceva».
Varese è un territorio che l’ex sindacalista conosce bene: «Sono venuto spesso a Varese nei miei anni da segretario generale. Ricordo un territorio vivace, pieno di industrie che oggi sono in sofferenza. Perché il sistema fiscale premia chi fa finanza e speculazione, non chi produce e investe nel manifatturiero per creare lavoro». Varese deve anche confrontarsi con la Svizzera,e l’appeal che i territori oltre confine esercitano sugli imprenditori che cercano condizioni migliori per fare impresa. Una conseguenza della mancanza di progettualità prima di tutto a livello politico.
Secondo Benvenuto, infatti, in Italia si consuma un paradosso, quello di pagare le persone per non lavorare. «Gli ammortizzatori sociali sono necessari – dice – ma non si può investire solo su quello, senza pensare a creare nuova occupazione. L’Italia può riprendersi solo se punta sulla qualità, sulla fantasia e sulla preparazione dei suoi giovani. Investendo sul sapere e dando stabilità al lavoro delle nuove generazioni si riuscirà ad uscire dall’enpasse».
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