«Ho una vita a cento all’ora Ma i sacrifici fanno crescere»

«Ho una vita a cento all’ora
Ma i sacrifici fanno crescere»

Lo sport e la salute come bussola da seguire nella propria vita, quotidiana e professionale, senza farsi spaventare dai troppi impegni: è così che , studentessa dell’Università dell’Insubria, affronta la vita e un percorso di studi ben definito ma decisamente intricato: dopo la laurea in Scienze Motorie è passata a Fisioterapia, mentre contemporaneamente porta avanti gli studi di Osteopatia a Milano, gli allenamenti suoi nel campo di atletica di Varese e quelli dei suoi piccoli allievi di pattinaggio e atletica. Una vita «a cento all’ora», capace di regalare grandi soddisfazioni.

L’indirizzo e-mail [email protected] è quello a cui Silvia si è raccontata, come tanti altri. Le storie verranno pubblicate anche sul nuovo sito del nostro quotidiano, www.laprovinciadivarese.it, nello spazio dedicato a studenti e laureati dell’Insubria, online dalle 14 di giovedì. Le storie non dovranno superare i 2600 caratteri, spazi inclusi.

«Sono ormai quattro anni che ci sono dentro. Ho cominciato iscrivendomi a Scienze Motorie in contemporanea al corso di Osteopatia a Milano – racconta Silvia – Finito il liceo scientifico non sapevo cosa scegliere tra le tante possibilità che offriva l’ambito universitario. È difficile sapere davvero chi vuoi essere appena fuori dalle superiori: gli anni all’università ti modellano in ciò che sarai per gran parte della tua vita e questo spesso spaventa. Io ero terrorizzata».

«Passare dai ritmi da liceale a quelli del pendolare a Milano è stato davvero impegnativo e a tratti demoralizzante. Ho vissuto tra treni e ritardi, pranzi al sacco e digiuni, allenamenti in tarda serata e litri di caffè».

«Le prime vere soddisfazioni non sono state i voti in trentesimi e i crediti accumulati, ma i progressi delle bambine che allenavo nel pattinaggio artistico e dei ragazzi che seguivo nell’atletica leggera».

«Giorno dopo giorno, esame dopo esame, ho cominciato ad addentrarmi sempre di più nell’ottica della vita lavorativa negli ambiti che avevo scelto. Alla fine della triennale di Scienze Motorie, la scorsa estate, non ero più una teenager impaurita e, anche se avevo davanti ancora due anni della quinquennale di Osteopatia, ho provato a mettermi in gioco iscrivendomi a Fisioterapia a Varese».

«L’anno passato è stato un continuo ping pong tra Milano e Varese, per riuscire ad essere alla lezione giusta al momento giusto. Le mie giornate universitarie sono il ritratto della frenesia: il segreto per sopravvivere è la regolarità e una puntigliosa organizzazione.

«Ma ciò che mi ha aiutato a staccare a fine giornata sono stati gli allenamenti al campo di atletica di Varese».

«È sempre stato un modo per “far respirare il cervello” e rielaborare tutte le sensazioni, le nozioni, le emozioni, le riflessioni che mi sfiorano e mi attraversano durante una routine così movimentata. Da settembre la missione sarà il secondo anno di Fisioterapia e la tesi per il quinto di Osteopatia. E anche se c’ è ancora tanto da fare, dopotutto sono già passati quattro anni».

«È difficile raccontarsi, descrivere e trasmettere gli attimi vissuti così come ci accompagnano fino a fine giornata. Altrettanto difficile è vivere a compartimenti stagni, controllando gli umori e distribuendo le energie».

«Ma quando ti nutri di passione e diventi parte di quello che stai costruendo in ogni istante, allora si che tutte le cellule del tuo corpo si riempiono della forza che serve per andare avanti».

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