«Destra o sinistra? Menate La gente chiede il lavoro»

Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, risponde alle nostre venti domande, nella rubrica curata da Franco Ferraro

Franco Ferraro, caporedattore di Sky Tg24, torna con “Venti domande per me (posson bastare)”. Il protagonista, questa settimana, è Matteo Salvini, 42 anni, europarlamentare e, dal dicembre 2013, segretario federale della Lega Nord.


Le vicende del nostro passato sono note a tutti ed è inutile tornare a sprecare inchiostro su questo o quel personaggio in particolare. Sulle responsabilità penali aspettiamo la magistratura che finora non ha ancora emesso una sola condanna, su quelle politiche abbiamo già provveduto noi ricambiando per interno la classe dirigente.

Come è stata possibile la resurrezione della Lega poi non è questo gran mistero della politica: da una parte noi siamo tornati nelle piazze ad ascoltare le persone e a proporre soluzioni concrete a problemi concreti, dall’altra è evidente come molte delle contraddizioni che noi segnaliamo da anni, immigrazione in primis, stiano ormai emergendo con chiarezza nella nostra società.


Le contestazioni sono state gravi, tirare sassi e lacrimogeni non ha nulla di democratico. Comunque si è trattato di azioni minoritarie. Ogni volta che vado al Sud mi stupisce il calore con cui sono accolto da tantissime persone che, dopo aver votato la destra, la sinistra, il centro, Grillo, vedono nella nostra piattaforma programmatica l’ultima speranza per dare un senso al loro voto.


Io credo che i giudici della Consulta sappiano di aver fatto una forzatura giuridica quando hanno cassato il nostro referendum contro la riforma Fornero, così calcisticamente hanno fischiato poco dopo un fallo di compensazione al Governo. Fuor di metafora, è un segnale chiaro che quanto accade ai pensionati italiani sia indifendibile sotto tutti i profili, compreso quello legale.


Direi di no, il provvedimento sui condannati è stato troppo blando, lo abbiamo votato perché l’alternativa era il nulla assoluto. Abbiamo chiesto più coraggio. Ricordo che i deputati e i senatori della Lega hanno proposto l’abolizione dei vitalizi per tutti i parlamentari, a prescindere dalle condanne: ovviamente non è passata, ma non mi stupisco. È difficile che i capponi votino per anticipare il Natale.


A me interessa lavorare per i progetti concreti, quelli che si possono toccare con mano come l’introduzione di una sola e unica aliquota fiscale al 15%, la realizzazione di asili nido gratis sul modello francese, gli incentivi al ripopolamento della campagna e della montagna. Tutto il resto è noia.


Ripeto, non c’è futuro se non c’è lavoro! Altro che menate su destra e sinistra… il lavoro è di destra o di sinistra?! Basta parole vuote, lavoriamo su contenuti concreti e reali.


È molto semplice nelle sue linee generali: da una parte tornare a far rispettare i nostri confini, anche quelli marittimi, esattamente come fa l’Australia che con la sua campagna “NO WAY” scoraggia con successo chiunque voglia tentare l’ingresso da clandestino sull’isola. L’esatto contrario della premiata ditta Alfano-Renzi. A questa politica di confini rigidi poi va affiancato un vero piano di investimenti per lo sviluppo dell’Africa in un ottica di parità e non di sfruttamento.


Approfitto della domanda per dare una notizia esclusiva per la stampa italiana ai lettori de “La Provincia”: il 24 aprile scorso è stata sgominata in Sardegna una cellula di quelli che tutti i giornali di casa nostra hanno chiamato “presunti terroristi di Al Queda”. La stessa notizia, riportata dal tabloid londinese “The Guardian” specificava che due di questi erano nientemeno che ex guardie del corpo personali di Osama Bin Laden, responsabili peraltro di un attentato in Pakistan costato la vita a 100 persone e finanziato con una valigetta carica di euro partita da Roma Fiumicino.

Se a questa notizia aggiungiamo le inchieste di Brescia sulla dorsale Veneto-Balcanica nella rotta dei combattenti del califfato in Siria, oppure il filone milanese che lambisce gli attentatori di Parigi, è evidente che stiamo dormendo sonni fin troppo tranquilli. Come titola il nuovo libro di Feltri: “Non abbiamo abbastanza paura.”


Certamente, ma da quelle stesse comunità musulmane che nelle nostre città sono così pronte a utilizzare i giornali per rivendicare spazi e diritti, mi aspetto la stessa prontezza quando c’è da condannare la violenza terroristica. In molti casi non è avvenuto, per esempio proprio a Varese c’è stato quel portavoce musulmano che nei giorni immediatamente successivi la strage di Parigi ha paragonato i tagliatori di teste dell’Isis ai partigiani.


Le rispondo con un altro antropologo Lev Gumiliev, uno che in Russia è stato più volte incarcerato ai tempi di Stalin, secondo cui le civiltà conoscono fasi precise tanto nella loro ascesa, quanto nella decadenza.

Dopo la massima aggressività, ogni civiltà conosce un periodo di massimo benessere detto “omeostasi”, i nostri anni ottanta e novanta ad esempio, ai quali segue un declino rapidissimo che Gumiliev divide in due momenti: nel primo, detto “Chimera”, le istituzioni vanno in crisi, divampano falsi conflitti culturali che oscurano dal vero pericolo che risiede proprio nella vicinanza di un’altra civiltà in una fase di aggressività.

Noi siamo qui. Se non poniamo rimedio subito, il passo successivo sarà quello del “Relitto” in cui del mondo che conosciamo non resterà più nulla se non qualche parola galleggiante e svuotata di ogni senso. Oriana Fallaci l’aveva capito.