“Non cancello il passato Ne faccio parte anche io”

Enzo Montemurro è stato criticato e contestato dopo le sconfitte con Cesena e Modena ma l’amministratore delegato del Varese tiene duro e si gode la vittoria di Pescara arrivata dopo il pareggio casalingo con il Latina.

La cosa migliore vista sabato è stato l’atteggiamento: lo stesso che ci ha contraddistinto nelle nostre annate migliori, quelle in cui abbiamo scalato categorie, sfiorando la Serie A. Abbiamo giocato trascinati dalla voglia di fare risultato, spinti dalla rabbia e dalla fame. Questo mi è piaciuto. Certo non siamo ancora perfetti ma siamo tornati ad affrontare le partite come se fossero delle finali e questo farà la differenza.

Il calcio non è una scienza esatta e se lo fosse saremmo tutti fenomeni. I momenti difficili capitano e Cesena e Modena sono squadre molto su di giri con cui non è stato facile battersi. All’inizio del girone di ritorno abbiamo pagato lo scotto del recupero con il Novara: dal punto di vista fisico ma soprattutto da quello mentale perché siamo stati raggiunti al novantesimo di una gara che era già vinta. Il contraccolpo psicologico si è fatto sentire ma abbiamo ormai smaltito quelle scorie.

Gautieri e la squadra hanno capito che tutte le partite vanno affrontate alla morte. L’esempio è semplice e basta guardare matricole come Avellino e Trapani o il Lanciano. Non assomigliano forse a come era il Varese quando è tornato in B? Pedalano con grinta e corrono: questo dobbiamo fare anche noi. Poi il perfezionamento degli schemi e del 4-3-3 arriverà in modo naturale.

È sempre difficile fare il mercato e a gennaio ancora di più: non è facile spostare i giocatori, soprattutto se sono bravi come quelli che abbiamo preso noi e che hanno dato quel pizzico di sale in più a un gruppo già buono di per sé.

L’anno scorso erano 26. Il mercato straniero è ancora aperto e stiamo cercando soluzioni all’estero per far partire qualche giocatore.

È vero che il Pescara è malato ma vincere all’Adriatico, stadio da A, non è mai facile e poi i nostri avversari hanno molti giocatori di categoria superiore. Godiamoci il risultato che è meritato: vincere fa bene e permette di lavorare meglio in settimana. Ora dobbiamo essere capaci di ripetere la nostra prestazione, migliorandola.

L’obiettivo più importante per una piazza come Varese è la salvezza: quando avremo messo questo mattone fondamentale potremo guardarci intorno e capire se sognare sarà ancora possibile.

No ho parlato con loro con franchezza, senza nascondermi dietro un dito.

L’Italia deve adeguarsi al resto d’Europa e servono stadi di proprietà. Varese può essere l’apripista del progetto nazionale e dare la scossa: abbiamo parlato con il presidente di Lega Abodi e abbiamo aderito a B Futura. Costruire nuovi stadi è un’opportunità anche contro la crisi per creare posti di lavoro e aiutare l’economia, non solo le società di calcio.

Come ho già detto l’Avellino è una squadra da prendere a esempio: arriva dalla Lega Pro e ha tanti giocatori affamati, pronti a mettersi in mostra e a far capire che meritano la categoria. È un osso duro e in più sarà trascinato dal desiderio di rialzarsi dopo l’1-3 casalingo con il Lanciano. Ma il Varese dovrà avere più voglia di vincere.

Per degli equivoci. Sono sincero: Varese mi entrata dentro dal 2008, quando sono arrivato ma qualcuno ha detto che io voglio cancellare il passato. È assurdo perché anch’io faccio parte di questo passato. Non ho mai voluto sminuire il lavoro fatto da altri e mi sono limitato a ribadire i meriti di chi è voluto restare in società per il bene del Varese. Senza cancellare nulla del passato.

Solo chi non lavora e non fa nulla non sbaglia. È da sei anni che vivo esclusivamente per il Varese e mi sono buttato in questo progetto dando tutto me stesso: mi prendo le responsabilità degli errori ma anche i meriti di quello che di buono ho fatto. Chi mi conosce sa chi sono: un figlio di operai che a 19 anni ha incominciato a lavorare e che non ha paura della fatica e del sudore quotidiano.

Sottili è una brava persona e un ottimo allenatore ma dopo un filotto negativo abbiamo deciso di puntare di Gautieri che ha un modulo diverso: il 4-3-3. Ora sappiamo che tutto lo spogliatoio è con lui e questo ci conforta. Nella vita e nel calcio, come ha fatto capire Sannino, conta soprattutto la testa. E il Varese ce l’ha.

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