Buoni postali: rendimenti a metà Rabbia dei risparmiatori a Varese

Buoni postali: rendimenti a metà
Rabbia dei risparmiatori a Varese

Buoni fruttiferi postali d’annata, rendimenti dimezzati: che beffa per tanti piccoli risparmiatori. Associazioni dei consumatori sul piede di guerra, consigliano a tutti i detentori dei buoni di presentare reclamo: «È un furto legalizzato» denuncia il segretario provinciale di Federconsumatori Francesco De Lorenzo. «E molti probabilmente non se ne sono ancora resi conto».

Il “bubbone” è appena scoppiato, mano a mano che i sottoscrittori dei buoni fruttiferi postali trentennali antecedenti al 1986 si rivolgono agli sportelli di Poste Italiane per ritirare il frutto dei loro risparmi. Rispetto a quanto riportato sul buono però i conti non tornano, e i rimborsi ottenuti risultano essere ben inferiori di quanto promesso al tempo della sottoscrizione.

Come mai? Cos’è successo nel frattempo? Nel giugno del 1986 un decreto del ministero del Tesoro modificò al ribasso i rendimenti di tutti i buoni fruttiferi postali sottoscritti nei primi anni Ottanta, una decisione passata allora molto in sordina, ma i cui frutti, inaspettati, si palesano di fronte a chi si trova in mano un gruzzolo di gran lunga meno consistente di quanto sperava. Ogni buono infatti, considerato che non può essere ritirato prima della scadenza, riporta il nome del titolare, il taglio, la scadenza (da 5 a 30 anni) e la progressione degli interessi.

Per fare un esempio, un buono da due milioni di lire del 1983, con rendimento iniziale del 9% e a salire fino al 14%, dovrebbe restituire esattamente 70 milioni del vecchio conio, ovvero 36mila euro: invece dallo sportello postale escono appena ventimila euro, quasi la metà.

«Con quel decreto – spiega Francesco De Lorenzo, segretario provinciale di Federconsumatori – il Governo ha modificato unilateralmente un contratto liberamente sottoscritto, le cui condizioni erano riportate sui buoni stessi».

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