Soldi e opere: Varese fa gola alla mafia «C’è un alto rischio di infiltrazioni»

Soldi e opere: Varese fa gola alla mafia
«C’è un alto rischio di infiltrazioni»

Grandi capitali e un tessuto produttivo molto radicato: «La provincia di Varese è ancora ad alto rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata». A dirlo è la Direzione nazionale antimafia nella relazione annuale presentata la settimana scorsa per illustrare l’attività svolta nel 2013.

«Occorre un monitoraggio costante, in particolare sulle grandi opere in corso di realizzazione sul territorio quali, ad esempio, Pedemontana».

Grandi opere e tessuto economico sorvegliati speciali. Varese e provincia, dal 2009, sono del resto state teatro di operazioni della Dda di Milano che giustificano appieno l’alto livello d’allarme segnalato dalla Dna.

Operazioni che vengono ampiamente citate nella stessa relazione: da “Tagli pregiati”, «che ha evidenziato una forte presenza a Busto Arsizio di realtà collegate alle cosche gelesi degli Emanuello-Rinzivillo», sino a “Infinito” e “Tetragona”, che portarono ad oltre 300 arresti in Lombardia, 42 dei quali eseguiti sul territorio provinciale, «evidenziando stretti collegamenti di natura economica tra il territorio varesino e lei ’ndrine cirotane».

In base ai dati raccolti dalla Direzione nazionale antimafia la Lombardia è seconda per infiltrazioni soltanto alla Calabria: infiltrazioni sul piano politico, infiltrazioni – e questo è il punto che tocca direttamente Varese – sul fronte economico.

«I dati raccolti dai nostri osservatori confermano le valutazioni della relazione – spiega il prefetto di Varese – La presenza di ricchezza e di un tessuto economico molto ben sviluppato rappresenta certamente un’attrattiva per la criminalità organizzata. Un’attrattiva collegata in modo diretto al riciclaggio di denaro: investire in imprese pulite denaro proveniente da attività illecite con lo scopo di farlo tornare immacolato».

Zanzi spiega: «Le operazioni contro la criminalità organizzata citate nella relazione testimoniano una presenza sul territorio di molteplici interessi sia da parte della mafia siciliana che della ’ndrangheta calabrese», aggiunge il prefetto che parla di una situazione «sensibilmente migliorata dagli esiti di queste indagini: i responsabili sono tutti a processo con condanne in primo grado per molti già confermate anche in Appello. È chiaro però che il monitoraggio e il controllo del territorio deve rimanere serrato».

Zanzi parla anche delle grandi opere: «Da subito ci è stata segnalata Pedemontana quale grande opera a rischio infiltrazioni – spiega il prefetto – E da subito sono stati attivati tutti i protocolli necessari a mantenere la legalità in modo particolare per gli appalti. Ora il cantiere si avvia a conclusione: l’attenzione però rimane costante». Il prefetto sottolinea come i rischi di infiltrazioni per l’economia reale possano essere accresciuti dalla situazione di crisi che attanaglia il territorio come il resto d’Italia.

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