Un anno di ferite forgia la Cimberio

Vicino al gruppo, dentro le sue dinamiche, a contatto ogni giorno con entusiasmi, delusioni, gioie e dolori di quelli che in fondo sono ragazzi, ancora prima che atleti. Max Ferraiuolo (nella foto la moglie Stefania con lui in maglia DiVarese) è una delle anime di questa Cimberio, sempre presente, da tanto tempo ormai, nel suo ruolo, prezioso e delicato, di team manager.

Appurato che non si è trattato di una stagione positiva, dico che sono esperienze che vanno vissute, anche queste. La crescita di una società passa anche attraverso decisioni difficili e prese a malincuore, com’è accaduto coi tanti cambi in corsa. Si impara sicuramente di più dai momenti complicati, sperando ovviamente di non doverli più rivivere.

Il cambio di allenatore. Perché con Frates, al di là di tutti i problemi che c’erano, avevamo comunque condiviso lunghi mesi di lavoro. Dover ammettere un fallimento, anche se il termine è forse troppo forte, è stato sicuramente molto difficile, anche perché di mezzo ci sono sempre i rapporti umani.

Quando Bizzozi ha iniziato a lavorare, sono arrivate immediatamente due sconfitte pesanti. Eppure il suo modo di porsi e di lavorare in palestra ha mostrato subito segnali positivi.

È servito semplicemente un po’ di tempo per metabolizzare il tutto, dopodiché la squadra ha vissuto due mesi molto buoni, mostrando un volto diverso.

Gli è bastato far sentire maggiore fiducia ai giocatori, pur avendo comunque questo gruppo dei limiti, sia individuali che complessivi. I ragazzi hanno capito che potevano fare bene, aiutati anche dal pubblico, che non ci ha mai contestati, neanche nelle giornate più nere. Stefano non ha operato stravolgimenti, ma ha capito che la squadra aveva bisogno di un confronto che andasse oltre il classico rapporto allenatore-giocatori. Cosa di cui magari atleti più esperti e con un carattere più formato non sentono la necessità, ma che in questo caso invece serviva eccome.

Con il taglio di Clark, Andrea ha sentito su di sé le responsabilità, ha capito che poteva anche permettersi di fare qualche errore, in campo, perché comunque aveva la fiducia del tecnico e dell’ambiente.

Certamente. Matteo è una persona che ha le idee chiare, conosce la pallacanestro e sa dove vorrebbe arrivare. E quando Stefano lo ha valorizzato, scegliendo di condividere con lui le scelte e la gestione della squadra, Jemoli ha risposto mostrando tutte le sue capacità. Ma voglio citare anche il nostro preparatore atletico, Marco Armenise, che ha fatto un lavoro straordinario e sono convinto diventerà uno dei migliori in Italia.

Adrian è fatto così: se cerchi di essere invadente con lui, di fare l’amicone, entra in guardia protetta. Ma è comunque una figura molto positiva, che ha fatto tanto per la squadra. Bizzozi ha saputo creare il giusto feeling con lui, facendogli capire di considerarlo il leader, senza mai dirlo apertamente.

Scekic, per l’intelligenza cestistica e la massima professionalità: è un esempio per tutti. E poi Polonara, per l’umiltà con cui ha affrontato una stagione più difficile della precedente, per via di caratteristiche di squadra a lui meno congeniali. Ha saputo invece raddrizzare la barra e lavorare sodo, soprattutto sulla difesa, uscendone più completo.

Per ora li tengo aperti e lo osservo su quella di Capo d’Orlando. Noto tante caratteristiche che ne fanno sicuramente, in prospettiva, un grande allenatore. Ha un’energia positiva che può fare sicuramente la differenza.

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