Handling: lavoratori contro sindacati «Blocchiamo Malpensa»

«Chiediamo un’azione di protesta. Forte. Decisa. Immediata»: non dice il suo nome prima di prendere il microfono, non era tra gli iscritti a parlare, ma la giovane donna in divisa da addetta al check-in, impeccabile, traduce la richiesta della platea.

E per un lungo momento sembra proprio che i lavoratori, presenti ieri pomeriggio all’assemblea generale alla mensa del T1, indetta da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta e Flai Ts (sono almeno in 300), siano pronti a scendere in pista. «Non torniamo al lavoro e facciamo uscire chi c’è in turno», la proposta.

«Dobbiamo condurre noi la trattativa con l’azienda, avere noi il coltello dalla parte del manico. Nostro deve essere il ruolo guida. È l’unica arma che abbiamo. Se dobbiamo perdere qualcosa, perdiamolo per nostra scelta ora, non tornando al lavoro, magari riuscendo così a non perdere tutto domani».

L’applauso è scrosciante e convinto, non solo liberatorio, quando la donna termina il suo intervento. «Ve lo abbiamo già chiesto – dice rivolta al tavolo dei sindacalisti – ve lo stiamo richiedendo ora con grande forza. I lavoratori chiedono di scioperare, di bloccare l’aeroporto, vogliono questo. Voi dovete prenderne atto e stare con noi». Poche ma intense parole per dire: basta, vogliamo semmai decidere noi di che morte morire.

Dal tavolo sindacale si cerca di spiegare che la faccenda non è semplice. Airport Handling nascerà in ogni caso il prossimo 1° luglio con un costo del lavoro più basso, e alla fine di giugno Sea Handling dovrà chiudere i battenti: è l’unica certezza. Serve allora costruire un’ipotesi di accordo con Sea perché il sindacato possa portare a casa qualcosa; viceversa sarà l’azienda a trattare con i lavoratori uno a uno. Ma chi da anni lavora in Sea, e ha già lasciato per strada giorni di riposo, contratti di lavoro mai diventati full time e anche aspettative diverse di vita, pare non starci più.

«Da un anno e mezzo non facciamo un’ora di sciopero – rimarca Paolo Bossi – Andiamo a sederci in pista». Questi gli interventi che convincono la platea. «Non accetteremo un euro in meno in busta paga», incalza Stefania Bernardini. «Possiamo, al limite, accettare che si congeli il contratto nazionale per altri due anni, ma non di più», aggiunge Paolo Fumagalli, che si occupa di carico e scarico bagagli: «L’ultima ruota del carro», così si presenta.

Eppure la newco Airport Handling, che avrebbe già conquistato una buona dose di contratti con le compagnie aeree per iniziare a operare a luglio, ha bisogno anche dell’ultima ruota del carro già debitamente formata, delle donne e degli uomini di Sea Handling con una professionalità non trascurabile. Sostituirli non sarebbe un gioco da ragazzi e non sarebbe utile per tenersi stretti i clienti.

Alla fine in pista non si scende, ma l’assemblea va oltre le due ore consentite. «Restiamo in assemblea permanente», è una delle ultime proposte. «Non vogliamo arrivare a un referendum da approvare per forza perché l’alternativa è il licenziamento. Non vogliamo essere la nuova Fiat», si dice con forza.

«Dettiamo noi le condizioni da portare al tavolo: nessun taglio agli stipendi, né riposi e ferie in meno. Tagli ai super stipendi dei manager e alle ore di permessi sindacali per risparmiare sul costo del lavoro». Questo dovranno riportare i sindacati a Sea. Ma prima si ascolti l’assemblea di Linate in programma oggi.

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