I poliziotti si ribellano al film «Su Uva un attacco populistico»

La pellicola “Viva la sposa” racconterà il caso giudiziario più controverso di Varese. Secondo il sindacato: «Il film fa schifo»

– Il sindacato di polizia contro il film “Viva la sposa” di
, che racconta la triste vicenda del varesino . «Un populistico attacco a chi è chiamato a rappresentare lo Stato». Così il segretario generale del Coisp,, attacca in una lettera Ascanio Celestini, regista del film “Viva la sposa”, nel quale sono presenti riferimenti al caso di Giuseppe Uva. «L’attenzione per un tragico fatto di cronaca – scrive Maccari – riteniamo serva a far conoscere un punto di vista, un’opinione, una visione dei fatti che, inevitabilmente nell’opera cinematografica, comporterà anche una presa di posizione in una vicenda controversa che è tutt’ora, giudiziariamente, aperta». «Mettere assieme i concetti di “noi e loro” dove loro sono “le guardie”, non ci fa che presagire l’ennesimo populistico attacco a chi è chiamato a rappresentare lo Stato». Maccari chiede nella lettera a Celestini «se questa funzione della “guardia”, che lei dimostra di schifare e apostrofa, come se

dentro la divisa ci fossero degli automi cattivi, la ritenga necessaria oppure quali sarebbero le sue proposte alternative (con i crismi dell’infallibilità, ovviamente) affinché uno Stato democratico possa tutelare i cittadini onesti dai disonesti, siano essi piccoli, medi o grandi». Il sindacato si scaglia quindi sulla pellicola: «Fa schifo, signor Celestini, glielo diciamo senza averlo visto, senza mai aver fatto gli attori, senza mai aver fatto un minuto di regia o di teatro».«Stiamo solo esprimendo un’opinione, disinformata, completamente avulsa da una conoscenza reale e anche piena di pregiudizi: quindi, secondo i canoni correnti, perfettamente legittima e legittimata a diventare autorevole, basta che faccia comodo». E conclude: «Ecco quanto si fa presto a sentenziare, con il pretesto dell’opinione, su cose che non si conoscono, soprattutto quando il pensiero ed il sentire comune vengono sollecitati non a capire le dinamiche dei fatti. Ad una tragedia si aggiunge il veleno dell’intenzionalità».