La piazza ferita ha bisogno di tutti noi

Come mai alla manifestazione per la sicurezza in piazza Repubblica la partecipazione dei cittadini è stata quasi nulla? Il nostro Fabio Gandini prova a rispondere

Com’è strano vedere la vita di Varese che scorre senza fermarsi. Qui, davanti al rudere più discusso dell’anno, oppure poco più in là, in mezzo alla piazza della vergogna, quella da nascondere, anzi da rifare. Luoghi che per una sera avrebbero dovuto essere il centro cittadino della partecipazione, non solo quello fisico-spaziale. Si parla di sicurezza, la conditio sine qua non del vivere civile, il beneficio prioritario che si desidera per sé e per i propri cari. Eppure… eppure qui non c’è nessuno. Settanta, ottanta persone in tutto: politici volenterosi e forse sinceri (il dubbio è legittimo, a un anno di distanza dalle elezioni), un sindaco alla fine del proprio mandato, giovani griffati dal verde della Padania, un cartello isolato “Onore alla Polizia”. E i semplici cittadini, quelli esterni alle plance di comando della res publica locale? Una decina, contati con manica larga e comprendendo la sottocategoria dei giornalisti. Dove sono gli altri 80 mila? Facile che non siano stati ben informati, altrettanto che non si informino di loro sponte, più probabile ancora che abbiano guardato e siano passati, seguendo il Virgilio interiore della loro coscienza. Varesini (chi scrive lo è al 100%), gente pigra se c’è da mostrarsi con un cartello in mano, persone che

lavorano dalla mattina alla sera poco avvezze alla “caciara” da manifestazione. Mentre la politica parla a se stessa in questo lembo di strada adombrato dalla Caserma, mentre la stessa marcia rubando un pezzo di slargo all’invasore straniero, qui dove si cerca di rappresentare l’orgoglio ferito di una città che ha visto i propri servitori e tutori malmenati e impotenti, nel mezzo di una Woodstock urbana e partitica che grida quanto la misura sia colma, il popolo corre a casa per la cena. Dov’è l’errore? Non c’è alcun errore. I pigri di cui sopra, quelli insofferenti al baccano, gli stessi che mai e poi mai si sognerebbero di essere qui, i fatti di cronaca delle scorse settimane li hanno letti e si sono indignati, probabilmente nel religioso silenzio della loro anima. Poi hanno continuato a vivere, non perché menefreghisti, né perché poco sensibili a tematiche che – in quanto abitanti di questa Varese teatro del degrado – li riguardano direttamente e da vicino. È che il varesino vuole i fatti, gli unici a contare da sempre e per sempre. Attenta politica che scendi in piazza, di qualunque colore tu sia: gli assenti di stasera, i desaparecidos della protesta, i sudditi muti, nelle cabine elettorali poi ci vanno.