«Io, precaria da 14 anni Per vivere faccio l’avvocato»

«Io, precaria da 14 anni
Per vivere faccio l’avvocato»

«Sono precaria della scuola da quattordici anni. E il numero di iscritti nella mia graduatoria, quella per insegnare diritto alle superiori, è sempre intorno alle 107 unità, nonostante le immissioni in ruolo e i pensionamenti. Le ragioni non sono un mistero, e l’arrivo in massa di colleghi precari dal Sud alla ricerca di punti per avanzare verso l’assunzione in ruolo c’entra, eccome».

, varesina, adora il suo mestiere di insegnante, ma fa anche l’avvocato: «Senza la possibilità del secondo lavoro non avrei potuto, ad esempio, andare a vivere da sola: con i contratti da insegnante rinnovati di mese in mese, non sarei riuscita nemmeno a pagare un affitto. La scuola, per i professori, è diventata una guerra tra poveri, portata avanti senza esclusione di colpi».

Nei suoi anni da insegnante, Elisabetta ne ha viste davvero di tutti i colori: «C’è chi fa di tutto, pur di avere quel punticino in più che permetta di avanzare in graduatoria. E i professori del sud, inutile negarlo, sono tra i più agguerriti: ogni anno, ad esempio, ho almeno una collega che fa la pendolare: vive in qualche città del sud, per prendere il treno verso Varese solo quel giorno o due alla settimana in cui ha lezione. Sembra folle, ma serve, sempre per ottenere i punti necessari ad avvicinarsi il più possibile all’assunzione».

Quest’anno, tra l’altro, Elisabetta si è vista improvvisamente scivolare indietro di ben dodici posizioni, tutte occupate da colleghi di altre regioni. «Siamo tutti più o meno a pari punteggio, le differenze tra il primo e l’ultimo sono minime. Ma chi vive al sud ha una realtà diversa dalla nostra: più difficile trovare un lavoro in ambito privato, quindi il posto statale diventa l’obiettivo, anche a scapito di altri colleghi. E a scapito della continuità didattica, per noi precari ormai un miraggio».

Un clima tesissimo, che spesso esplode durante il tour de force delle nomine, che a Varese inizierà sabato: «Spesso capita di dover chiamare i carabinieri per sedare qualche lite tra colleghi, che si accapigliano per spezzoni di poche ore. Perché anche una sola ora di lezione può fare la differenza, per il prossimo anno scolastico, tra la possibilità di lavorare oppure no».

E Varese diventa uno dei campi dove le battaglie diventano più aspre: l’alta concentrazione di istituti scolastici, soprattutto per le superiori, rende la nostra provincia appetibile.

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