BUSTO ARSIZIO Con un blitz della squadra mobile di Varese, in collaborazione con il commissariato di Busto Arsizio, è stato fermato ieri sera Emanuele Italiano, sessantenne originario di Gela ma residente a Busto Arsizio e già noto alle forze dell’ordine: l’accusa nei suoi confronti è di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio di Salvatore D’Aleo, scomparso a Busto Arsizio nell’ottobre 2008.Gli agenti hanno eseguito il decreto di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. Questa la conclusione di un percorso di ricostruzione dei fatti iniziato nel mese di maggio scorso nell’ambito dell’operazione “Fire off”, durante la quale è stato arrestato Rosario Vizzini, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Vizzini ha quindi deciso di pentirsi. E di parlare. E tra le prime cose che ha raccontato c’è la triste fine di Salvatore D’Aleo. D’Aleo è un picciotto, una sorta di factotum seppure, ufficialmente, risulti essere un muratore: di lui non si sa più nulla dal primo ottobre 2008. Sparito, svanito.Ora Vizzini ha rivelato che ad ordinare l’omicidio è stato lui mentre ad
eseguirlo materialmente sarebbero stati Emanuele Italiano e Fabio Nicastro, la cui posizione è però al momento al vaglio della Dda di Milano.Vizzini racconta anche che Nicastro ed Emanuele avrebbero agito da soli, proprio in quel primo ottobre 2008. Ed ecco i fatti: i due avvicinano D’Aleo in un bar, lo fanno salire in auto e lo portano nei boschi di Vizzola Ticino, vicino alla centrale elettrica, nella zona del canale Villoresi. Gli sparano, lo spogliano e lo seppelliscono. E vanno da Vizzini a riferire quanto accaduto. Tutto viene messo a tacere fino a quando, e siamo all’oggi, Vizzini fa ritrovare i resti dell’uomo, una settantina di reperti ossei (manca solo la testa). Vizzini viene ritenuto attendibile degli inquirenti, perché si autoaccusa ma resta da capire il movente. Pare che tutto sia da ricondurre al fatto che D’Aleo avesse messo in atto piccole estorsioni in proprio spendendo però il nome di Vizzini e di Piddu Madonia. Già ampiamente rimproverato per questo, avrebbe replicando minacciando vendetta dando fuoco alle case di Vizzini e di Nicastro. Di qui la decisione: eliminarlo.
s.bartolini
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