«Frank, tra un anno vedremo se hai fatto la scelta giusta»

Questo è un periodo maledetto, perché si vive soltanto di voci e soffiate: noi che amiamo le certezze, restiamo spiazzati di fronte ai troppi sussurri che si rincorrono. Non troviamo nulla di meglio, allora, che parlare con chi sa e con chi fa: Stefano Coppa, per esempio. Uomo del cda di Varese nel Cuore, operativo senza voler mettere il becco nelle questioni tecniche, raccordo perfetto tra quelli del consorzio e quelli sul campo: parla poco, ma quando parla riesce sempre a farsi ascoltare. Pure stavolta, fidatevi.

Lui, a dire il vero, ha ancora un dente che gli dondola. Nulla di che, sia chiaro: però sulla faccenda non ha ancora detto nulla, e ha voglia di puntualizzare un paio di cosucce.

«Semplicemente – dice – nessuno di noi si aspettava questo divorzio, eravamo convinti che le nostre strade sarebbero andate avanti parallele e invece no. Senza ironia: siamo felicissimi di aver passato una stagione insieme a Frank, e siamo felicissimi entrambi. Noi abbiamo centrato l’annata migliore da quattordici anni a questa parte, lui la stagione più bella della sua carriera che gli è valsa il titolo di coach dell’anno che mai era riuscito a vincere. Noi

abbiamo beneficiato della sua bravura, lui ha beneficiato della nostra struttura e della nostra serietà che lo ha messo nelle condizioni di rendere al meglio». Quindi: «Quindi tra un anno si vedrà chi avrà fatto la scelta giusta, o meglio: si vedrà se lui avrà fatto la scelta giusta. Perché è lui che se n’è andato, mentre noi abbiamo fatto di tutto per fargli capire quanto fosse importante per Varese».

Il tono dice che c’è dell’altro. Dice che c’è un po’ di amarezza per le dichiarazioni con cui Frank ha salutato Varese: «Ha detto che se n’è andato perché qui non c’era più un progetto: questo non è vero. Ci sono più progetti e più ambizioni qui che nella maggioranza delle altre piazze: certo, Varese è una società particolare. Abbiamo dei vincoli da rispettare, non abbiamo il mecenate che da un giorno all’altro si sveglia e decide di mettere quattro milioni sul tavolo. Poi magari dopo qualche anno si stancano perché si rendono conto che non ne vale più la pena, poi magari capiscono che da soli non ce la fanno, poi magari fanno conferenze stampa in cui chiedono aiuto al territorio, poi magari rifondano la società ispirandosi al nostro consorzio».

Il tempo sarà galantuomo: «Magari Frank vincerà la scudetto e noi retrocederemo: ma anche se dovesse succedere, il nostro progetto resterà vivo insieme alla nostra ambizione. Piuttosto, io credo che Frank abbia scelto per i soldi, ma anche per paura». Ecco: questa non la capiamo: «Migliorare il nostro risultato dell’anno scorso non è scontato, migliorare quello di Avellino è un po’ più semplice: sono arrivati noni e non hanno fatto la Coppa Italia, ora hanno il secondo budget del campionato e mi pare naturale che faranno meglio».

E poi c’è anche il fatto che la squadra degli indimenticabili fa già parte del passato, i dubbi su una rifondazione: «Ma no, dai. Sapevamo tutti benissimo che avremmo dovuto salutare e , e il fatto che ora abbiano offerte importanti significa che noi ci avevamo visto benissimo. Li avevamo presi con questo obiettivo: ragazzi, fate una grande stagione qui e poi andate a guadagnare un sacco di soldi. Ma qui il ragionamento da fare è diverso».

Spieghiamolo: «A Varese si lavora per valorizzare la società, non i giocatori: il giocatore è fondamentale ma passa, la società deve restare. Ecco perché dico che non c’è nulla da rifondare: noi siamo più forti dell’anno scorso, e lo siamo anche senza Green e Dunston. Poi ci sono le belle sorprese: per esempio. Tutti dicono che ha scelto con il cuore, invece io dico che ha scelto con la testa. Ha scelto Varese convinto che fosse il meglio per lui».

Futuro: «Massì: perché ho parlato con e mi ha fatto una grandissima impressione. Ha voglia di lavorare e sarà supportato al 100 per 100 dalla società: abbiamo fatto così con tutti i nostri allenatori. Noi gli chiederemo solo di dare il massimo, sempre: la gente lo capirà e applaudirà anche se non dovesse arrivare una vittoria. Poi se si dovesse vincere, beh: tanto meglio».

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