«È stata una bella faticaccia». Che abbiano frequentato il classico, lo scientifico, geometri o l’Itpa gli studenti maturati a pieni voti, quindi con un bel 100 tondo tondo, si confessano: «I nostri sforzi sono stati ripagati».
«Per prendere 100 bisogna studiare e io penso di aver studiato il giusto – dice , una dei due 100 fino ad oggi comparsi al liceo classico Cairoli (il secondo è di ) – È stato faticoso, soprattutto considerando che io ho frequentato il corso sperimentale e che, oltre alle materie canoniche, ho dovuto portare anche francese, sostenendo una quarta prova scritta. Adesso ho intenzione di studiare ingegneria».
Difficile, ad oggi, fare un bilancio dei cento. Di lodi non ne sono comparse e la sensazione è che di 100 ce ne saranno meno del solito.
Il Manzoni, per esempio, quest’anno non vanta neppure un 100: il voto più alto dell’istituto è stato il 98 di . Ma lo scientifico Ferraris, pur non avendo ancora esposto tutti i quadri, può invece considerarsi uno degli anni con più eccellenze che la storia ricordi.
Ad essere usciti con il massimo dei voti sono già in sette, di cui una ragazza di origine straniera a cui vanno doppi complimenti: . Gli altri sono:
, , , e , che racconta: «Prendere 100 è gratificante dopo un percorso di cinque anni sicuramente impegnativo».
«La mia famiglia mi ha aiutato molto. Per raggiungere un risultato così, secondo me, bisogna avere costanza nello studio e predisposizione alle materie scientifiche. E poi bisogna far fatica, su quella non si scappa». Non ultima, serve anche un po’ di fortuna che quest’anno non è mancata allo scientifico: i ragazzi hanno gradito che i commissari esterni fossero di materie scientifiche. Anche il compito di matematica è stato semplice e le tracce dei temi fattibili.
Il Daverio, ahimè, conta tre bocciati. Di cento ce ne sono due: quello di , anche lei di origine straniera, e . Spiccano gli studenti delle serali che si sono distinti studiando e lavorando: il voto più alto è il 97 di, seguito dal 96 di . «Ho sacrificato parecchi fine settimana e dedicato allo studio tutti i pomeriggi che il lavoro mi ha lasciato liberi – dice Patrizia – Ringrazio mio figlio di 14 anni, è stato lui con i suoi compiti a casa a farmi venire la voglia di prendere in mano i libri».
Al Nuccia Casula il cento è “rosa”. Ad eccezione di , tutti gli altri sono stati presi da studentesse: , , , e , che commenta: «Adesso ho voglia di andare a trascorrere un anno alla pari da qualche parte per imparare una lingua». Alice, invece, sogna di studiare all’Insubria.
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