Che cos’è il couchsurfing?

Che cos’è il couchsurfing?

Si chiama ”couchsurfing”, scambio di divani. È nato come un modo per fare vacanze a basso costo e conoscere nuove persone tra giovani, ma sempre più spesso sono famiglie, anche varesine, a rendersi disponibili per dare e ricevere ospitalità a famiglie simili alla propria, solo provenienti da un altro Paese.

È la scelta che, ormai da qualche anno, portano avanti e , varesini trasferiti a Milano che, nella versione «ospitante» del couchsurfing, fanno scoprire le bellezze del Varesotto a famiglie di tutto il mondo.

«Gli ultimi ospiti sono stati una coppia cinese, prima di loro abbiamo ospitato una famiglia australiana della Tasmania – racconta Isabella – ci piace passare del tempo con i nostri ospiti, facendo scoprire loro angoli che le guide turistiche difficilmente nominano. Per questo portiamo tutti a Castiglione Olona, sul lago di Varese e al Sacro Monte. E tutti, da qualunque parte del mondo vengano, se ne innamorano».

Anche l’aspetto culinario non viene tralasciato: gli ospiti stranieri cucinano i loro piatti tipici nella cucina di Isabella, mentre i varesini, spesso e volentieri, approfittano delle abilità di cuoca di Maria, mamma di Isabella, per mostrare la ricchezza della cucina nostrana.

«A una famiglia norvegese abbiamo regalato una moka, spiegando come usarla: loro si limitavano a versare la polvere del nostro normale caffè in una tazza d’acqua calda. Non la finivano più di ringraziarci».Il sito couchsurfing.com funziona come un social network: ogni iscritto ha un profilo, visualizzabile dagli altri utenti.

«Quando vogliamo andare in vacanza, scegliamo la destinazione con un paio di mesi d’anticipo: abbiamo due bambini di otto e cinque anni, vogliamo andare in una casa con dei piccoli come loro, dove siano ben accolti – spiega Isabella – E finora è andata benissimo: abbiamo girato mezza Europa trovando sempre famiglie simili alla nostra, con la voglia di incontrare ospiti stranieri, passare del tempo con loro facendo scoprire le bellezze del territorio e della cultura locale».

«Anche per questo, quando ricambiamo, ci sentiamo quasi obbligati a portarli, oltre che in piazza duomo o al Castello Sforzesco, anche a Varese».

La lingua di comunicazione, anche sul social network, è rigorosamente l’inglese.

«Una cosa in più anche per i bambini: per ora comunicano tra loro in una lingua incomprensibile per noi adulti, ma spero che questo contatto con coetanei da tutto il mondo li spinga, quando inizieranno a studiarlo, ad usare con più scioltezza l’inglese» dice Isabella.

Uno spirito ben diverso, quello del couchsurfing, rispetto ad altri siti apparentemente simili, come Airbnb.

«La nostra è una filosofia di viaggio e di ospitalità totalmente diversa – spiega ancora Isabella – Nessuno si fa pagare per ospitare famiglie straniere sul proprio divano. In questo modo non facciamo concorrenza agli albergatori. In più, offriamo e riceviamo una cosa che non ha prezzo: l’incontro vero, per un massimo di tre giorni a famiglia, con la cultura del posto».

Gli albergatori varesini, quindi, possono stare tranquilli: il couchsurfing non intaccherà le loro finanze. «Anzi – rassicura Isabella – può darsi che li aiuti: i nostri ospiti ci scrivono di essersi innamorati della nostra provincia, e promettono il passaparola».

E non tutti i loro conoscenti sono iscritti o si iscriveranno mai al social network dell’ospitalità casalinga.

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