Fuoco biancorosso al raduno Ovazioni a Sottili e Laurenza

Stefano Sottili ha già fatto breccia nel cuore dei tifosi. Quei tifosi commoventi che ieri si sono presentati in massa al raduno ( almeno 200, abbondanti) e hanno assordato il Varese con cori densi di affetto e passione.

L’entusiasmo era così alto da spingere addirittura qualche ultrà a fare una pacifica invasione al Palace Hotel, dove, alle 20, la squadra stava cenando.

La piazza è pazza d’amore per i biancorossi e a suscitare simpatia è in particolare Stefano Sottili, il nuovo allenatore che in molti hanno già accostato agli amati ex Beppe Sannino e Rolando Maran non solo per la pelata ma soprattutto per la voglia di lavorare.

Il tecnico, che compirà 44 anni il prossimo 4 agosto, è reduce da una promozione in Prima divisione con il Venezia e non vede l’ora di debuttare in B: «Non credevo – dice – di trovare un’accoglienza così calorosa. È uno stimolo che dovremo tener sempre presente durante il campionato, con la voglia di incrementare questo entusiasmo dei tifosi».

Sottili ha la parlata sciolta e pungente da buon Toscano e suscita estrema simpatia solo a guardarlo negli occhi. Ma in campo non concede nulla e pretende rispetto: «Tutto parte dice – da questa parola d’ordine che deve essere come il pane per un gruppo che ha un unico obiettivo in testa: lavorare al massimo durante la settimana per raccogliere punti sul campo nel giorno della partita».

Vi ricordate qual era il leit motiv di Beppe Sannino: il tormentone che aveva trascinato il Varese dall’ultimo posto della Seconda divisione fino a un passo dalla promozione in serie A?

Se lo avete dimenticato basta ascoltare Stefano Sottili che, neppure a farlo apposta adopera parole identiche a quelle di Sannino: «In allenamento pretendo il massimo e non esiste che un giocatore che lavora tre ore al giorno mi venga a dire: “Mister, sono stanco”. Chi non corre come dico io si rassegni a stare fuori».

Sottili è disposto a torchiare la squadra e pretende unità, a tutti i livelli: «I punti vengono anche dal magazzino, dallo staff medico e da chiunque fa parte del Varese. Se tutti se lo ricorderanno allora andremo lontano». Un allenatore che ama andare a pescare ed è un buongustaio essendo maniaco di funghi, vuole che i suoi giocatori vivano con sani principi: «Bisogna conoscere a fondo i meccanismi del proprio corpo. Voglio gente che non veda l’ora di crescere e che sia disposta a non accontentarsi mai».

Il tecnico è carico al mille per mille e pungolerà i suoi: «I ragazzi devono rendersi conto della grande opportunità che hanno e devono farsi aiutare da chi è più esperto: per questo saranno fondamentali i nostri “vecchietti”, in grado di aiutarli a migliorare, favorendone la crescita».

Per essere un giocatore del Varese serve aver dentro qualcosa in più: «Non voglio – dice Sottili – solo dei professionisti ma soprattutto dei professionali: sapete che cosa significa? Vuol dire fare il massimo in funzione del proprio lavoro e della propria squadra». Stefano Sottili vuole aiutare la crescita completa dei suoi giocatori, soprattutto dei giovani: «Un ragazzo – insiste – può migliorare sotto tanti piccoli aspetti che sommati gli permettono però di compiere un grande salto».

Dal mister un’ultima battuta su di sè e sui suoi collaboratori: «Il compito dello staff tecnico è quello di essere il più possibile credibile, andando incontro ai bisogni della squadra e rispondendo con puntualità e competenza alle risposte del gruppo. Tocca a me e ai miei collaboratori trasmettere a tutti la consapevolezza in se stessi e in quello che fanno giorno per giorno».

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