Povero lago di Varese, per lui le minacce sembrano non avere mai una fine. Ai fosfati e alle alghe tossiche, adesso si unisce una pianta infestante di nome Ludvigia Haxapetala.
Si tratta di una bella pianta galleggiante dai fiori gialli. La Ludvigia – originaria del Sudamerica– è stata probabilmente introdotta dai privati per impreziosire le sponde dei giardini delle ville che si affacciano sul lago. Così facendo, il nostro lago, già sfortunato, è diventato uno dei più infestati di Italia.
«La Ludvigia è pericolosa per la biodiversità: ha “radici” lunghe che creano una rete sott’acqua che ostacola gli spostamenti dei pesci e la pesca degli uccelli – spiega , responsabile della Lipu – Ha foglie galleggianti, ma più piccole delle ninfee autoctone e delle castagne d’acqua, che non riescono a sorreggere il peso degli uccelli. Si sviluppa velocemente tra i canneti e il lamineto andando a modificare il paesaggio originario del lago. E toglie anche ossigeno ai fondali».
Le prime segnalazioni di Ludvigia risalgono al 2000, poi le piante sono passate da uno sviluppo frammentario a costruire delle vere e proprie cinture. Sono anche in aumento i punti di prima colonizzazione. Per cercare di arginare il fenomeno è stato messo in campo Tib, che sta per “Trans Insubria Bionet”, un progetto Life di tutela della biodiversità cofinanziato dalla Commissione Europea.
Il progetto è partito a ottobre ed è condotto da Provincia, Regione Lombardia, Lipu, fondazione Cariplo, parco del Campo dei Fiori, parco del Ticino e cinque Comuni del varesotto.
Per ora, per sradicare la Ludvigia, sono stati stanziati 40 mila euro, con i quali sperimentare tre sistemi di estirpazione su 10 mila metri quadrati di superficie. Il primo – nella zona Punta Sfera, alla foce del Valleluna – prevede di rimuovere le piante e le loro “radici” con un braccio meccanico.
Il secondo sistema unisce al primo un intervento manuale “di fino”. Il terzo, è un intervento manuale che va ad agire sulla terraferma, dove la Ludvigia prolifica come in acqua.
La sperimentazione si svolge su due fasi di 20 giorni: la prima è in corso in queste settimane e l’altra sarà condotta a settembre.
Scartate a priori le sperimentazioni che prevedevano un intervento con erbicida, un dragaggio “violento” del fondo e la posa di teli di plastica lungo le rive del lago. Ogni 48 ore vengono rimosse e smaltite in discarica circa dieci tonnellate di Ludvigia. La pianta, una volta sradicata, viene imballata: solo così si evita che parti di essa si disperdano vadano a colonizzare altre porzioni di lago. Ma tutti i cittadini devono essere sensibilizzati e addestrati per estirpare il fiore e a smaltirlo nel modo corretto.
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