VARESE Altro che adeguamento ai colleghi europei. I nostri parlamentari prendono la metà dei tedeschi e un terzo in meno dei francesi. Dopo le violente polemiche sulle (possibili) decurtazioni da applicare agli stipendi romani, la cosiddetta “casta” si difende, e lo fa non con le buone intenzioni ma con i numeri alla mano.
«Continuo a sentire che dobbiamo adeguarci ai livelli europei – commenta il senatore del Carroccio Fabio Rizzi – ma se ci adeguassimo ai loro standard dovremmo alzarci lo stipendio». Ebbene sì. Sommando le diverse voci che concorrono a formare la maxi mensilità corrisposta a deputati e senatori, ne esce che in Italia, prendendo il caso del Senato che è di poco inferiore alla Camera dei deputati, il totale lordo annuo ammonta a 223.770 euro.
Un membro del Bundestag tedesco invece prende la bellezza di 429.460 euro all’anno, mentre un parlamentare francese arriva a 307.299 euro. Rispettivamente, appunto quasi il doppio e un circa un terzo in più dei “poveretti” italiani. «Visto che il discorso mi sembrava interessante – commenta Rizzi – mi sono preso la briga di andare a verificare i dati reali sugli stipendi, le riduzioni che sono state fatte spontaneamente dal 2005 a oggi e il confronto con Francia e Germania a smentire totalmente i dati parziali ed incompleti che ho visto pubblicati».
Le voci che concorrono in effetti sono diverse. Vero è che l’indennità in Italia è molto più alta (123.807 euro contro gli 84.108 tedeschi e i 64.860 francesi). I francesi poi non hanno né la diaria (37.500 euro per gli italiani e 47.808 per i tedeschi), né le spese d’ufficio (17.678 euro per gli italiani e 12mila per i tedeschi).
Solo che per contro gli italiani hanno “appena” 44.784 euro l’anno per il personale di supporto, contro i 176.544 dei tedeschi e i 90.557 dei francesi, e non hanno del tutto gli oneri previdenziali per il loro personale, che sono di 109mila euro per i tedeschi e di 77mila euro per i francesi.
Morale della favola: dal confronto a tre il parlamentare italiano è il meno retribuito. «Con questo non intendo dire che i nostri stipendi sono bassi», commenta Rizzi, «se parliamo di riduzione però facciamolo con i dati reali e senza demagogia».
Secondo il senatore comunque i parlamentari devono lavorare di più e meglio. «L’anno scorso abbiamo ratificato un accordo internazionale risalente al 1978 e uno del 1983, ma è anche assurdo che per votare un disegno di legge ci vogliano in media quattro anni e mezzo. Il lavoro deve essere fatto nelle commissioni».
A guardare l’indice di produttività dei parlamentari varesini, qualcuno in effetti potrebbe applicarsi di più. Sul sito Openpolis.it è tutto documentato con aggiornamento a fine novembre. Alla Camera Marco Reguzzoni (Lega) scalza il primato al compagno di partito Giancarlo Giorgetti con un indice di attività di 519.279 contro 511.186; Giorgetti, per contro, è stato assente nel 5,5% delle votazioni contro il record del 20% di Reguzzoni. Seguono il senatore Antonio Tomassini (Pdl) 148.307 con il 6,6% di assenze, il deputato Daniele Marantelli (Pd), 105.074 con il 2,2% di assenze, il senatore leghista Fabio Rizzi, 87.401 e solo lo 0,9% di assenze, e in coda il senatore del Pd Paolo Rossi, 23.632 con il 5,4% di assenze.
Francesca Manfredi
s.bartolini
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