Pensioni, gli oltre cinquemila “paperoni” varesini con più di tremila euro al mese si sacrificheranno per alzare gli assegni ai ben 110 mila che percepiscono meno di cinquecento euro?
È la proposta messa in campo dal ministro del Welfare rispolverare l’idea di un prelievo di solidarietà sugli assegni previdenziali più ricchi (il ministro parla di un tetto di cinquemila euro, altre proposte in parlamento chiedono ritocchi fino a tremila e 500 euro al mese) per poter alzare le “minime”, ovvero le pensioni più basse che arrivano attorno al vecchio milione di lire di assegno mensile.
Il governo torna alla carica sul tema delle cosiddette “pensioni d’oro”, dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato il contributo di perequazione sulle pensioni sopra i 90 mila euro, che era stato introdotto dal ministro .
In provincia di Varese, dove l’Inps eroga annualmente qualcosa come 290 mila assegni previdenziali, l’intervento prospettato dal governo andrebbe a colpire quei 5.897 pensionati che percepiscono più di tremila euro al mese (per un importo medio che è di poco più di 4.100 euro mensili). Per contro, se si riuscissero ad innalzare le pensioni più basse, la manovra potrebbe favorire i 111 mila e 280 varesini che ricevono dall’Inps meno di 500 euro al mese. Si tratta di 25 mila e 486 casi di assegni tra zero e 249 euro e di 85mila e 794 pensioni di importo compreso tra 250 e 500 euro al mese.
«Come giustificare un “diritto” che sancisce un divario così vergognoso tra una pensione minima da 500 euro e una d’oro? – protesta, presidente dell’Auser di Varese, che fa volontariato a favore degli anziani – è ora che dalle parole si passi ai fatti, perché le difficoltà economiche sono alla base di disservizi e carenze nell’erogazione dei servizi sociali essenziali. Sia a livello comunale che sovracomunale, non si hanno risorse per finanziare e mantenere servizi per le persone anziane, servizi esistenti vengono depotenziati e spesso il “volontariato” sopperisce a queste carenze o mancanze».
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