La crisi investe gli immigrati Tracollo dei quattrini inviati in Patria

La crisi investe gli immigrati
Tracollo dei quattrini inviati in Patria

Millecinquecento euro a testa: è quanto hanno mandato a casa, in media, gli immigrati lombardi nel 2012, con punte di 2.975 euro per la provincia di Milano dove gli stranieri sono stati più generosi.

Ma la crisi si fa sentire anche qui, anzi soprattutto qui, tra le rimesse degli immigrati, scese del 7,9% in un anno, passate da circa 1,6 a 1,5 miliardi di euro con un peso del 21,2% sul totale delle rimesse italiane.

Varese non fa eccezione, anzi nella nostra provincia, tra il 2011 e il 2012, le rimesse sono diminuite addirittura del 15,7% nonostante si possa rilevare una presenza significativa di 66.504 stranieri (dato Istat al 31 dicembre 2011), più di Como, Pavia, Lecco o Monza-Brianza, ad esempio.

Soltanto Brescia e Bergamo, oltre al capoluogo di regione, hanno un maggior numero di stranieri di Varese.

I dati che emergono da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano (su dati registro delle imprese 2013 e 2012, dati Istat e Banca d’Italia 2012, 2011 e 2010, dati World Bank 2012) mostrano un Varesotto in quarta posizione tra le province lombarde con un totale di 54 milioni 777 mila euro di rimesse, pari al 3,8% (824 euro pro capite). In pole position c’è Milano con il 66,6%; seguono Brescia e Bergamo, rispettivamente, con il 9,3% e il 6,6% di rimesse degli immigrati a favore delle loro famiglie nei paesi d’origine.

Quindi Varese dove il tasso di disoccupazione alle stelle (pari all’8% con tre punti percentuali in più per le donne), il più alto in Lombardia anche tra i giovani over 35 anni, frena la crescita delle rimesse, ma non il numero delle imprese straniere attive.

Dal 2012 all’anno in corso, le imprese straniere nella nostra provincia sono, infatti, aumentate del 3%, passando da 5.581 a 5.746 nel 2013, di cui ben 4.554 extra Unione europea.

È terzo il Varesotto in Lombardia su questo fronte, ma non c’è da cantare vittoria secondo i sindacati. «Non si legga questo dato come un segno di ripresa e di rilancio», commenta della segreteria Cgil di Varese.

«Non è affatto da prendere positivamente dato che numerosi lavoratori stranieri vengono obbligati ad aprire una partita Iva per poter andare avanti a lavorare, soprattutto nel settore dell’edilizia. Siamo nella crisi più nera».

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