Ci sono tanti modi per presentare una partita del Varese, anzi no: la prima partita dell’anno, mica una roba qualsiasi. Uno sta lì dei mesi a pensare cosa dire il giorno in cui tutto finalmente ricomincia, e poi succede che arriva qualcuno a rivoltare tutti i programmi. Il nostro qualcuno si chiama Luca Alfano, e i tifosi del Varese lo conoscono già: è quel ragazzo che il giorno del bagno di folla in piazza Monte Grappa
era sul palco insieme ai giocatori, seduto sulla sua carrozzina. Ma va, nessun sentimentalismo: perché Luca è il primo a non piangersi addosso anche se ne avrebbe tutto il diritto. Costretto a rivedere sogni e prospettive da una malattia talmente sconosciuta che nemmeno ha un nome, talmente rara che nessuno si è preso la briga di mettersi a ricercare una cura. Nessun sentimentalismo: perché Luca è un tifoso del Varese, e di quello vuole parlare. Del Varese.
«Mi guarderò la partita su Sky – dice – ma sabato se non sto troppo male voglio essere allo stadio. Il mio programma da tifoso è già stato confermato: fino a ottobre non mi perderò una partita casalinga, poi inizierà a far troppo freddo e io non potrò uscire quindi mi farò la stagione invernale davanti alla tv. Ma da aprile in poi, playoff compresi, si torna a Masnago».
Playoff compresi: ragazzi, questo qui ci crede per davvero. «Ma sì – continua Luca – si respira un’aria diversa, ci sono tante novità e tutte quante belle: il presidente, il mister, questi giovani che sembrano davvero quelli giusti, Pavoletti. E tutto è partito da quella sera in piazza, quando tremila persone hanno lanciato il Varese nella sua nuova avventura: ma si era mai
vista una cosa simile?». No, mai vista: e Luca se l’è vissuta tutta, quella sera, chiamato sul palco insieme ai giocatori. «Indimenticabile: per almeno mezz’ora non ho capito nulla e sono rimasto in balia degli eventi, e io quella serata lì non la scorderò tanto facilmente. Non smetterò mai di ringraziare Paola Frascaroli, perché è tutto merito suo».
Cesena-Varese: chi vince? «Io sono napoletano come il mio idolo Sannino – ci ammonisce Luca – e noi napoletani siamo scaramantici: di pronostici non ne facciamo. Io però sono sicuro che il Varese giocherà una bella partita, anche se in emergenza: tanti infortunati, tante assenze, ma il cuore e lo spirito compenseranno. E poi, là davanti c’è Neto». Eccoli, i miti del nostro amico Luca: «Mi piace Blasi, ma Neto è Neto. Fino a settimana scorsa sono rimasto in ospedale perché ho avuto un po’ di casini: prima un rene, poi un’altra complicazione. Un giorno mio fratello ha incontrato Neto in ascensore, era lì per trovare un amico: e pensate, non ha pensato di dirgli di venire a trovami».
Però a fare illuminare gli occhi di Luca è un altra persona: uno che qui ha lasciato il segno. «Toccatemi tutti, ma non Beppe Sannino. Il Varese è il Varese, al di là dei nomi e di chi lo allena: ma io resterò sempre legato alla squadra del Beppe. Perché mai come in quel caso, una squadra era identificata con il suo allenatore: quel gruppo, allenato da qualsiasi altra persona, non avrebbe raggiunto quei risultati. Perché Sannino ha una capacità unica di caricare i giocatori, di tirare fuori il massimo da tutti».
E allora, adesso dobbiamo organizzare un incontro: «Conoscere Sannino personalmente e stringergli la mano sarebbe come realizzare un sogno. Dite che ce la facciamo?». Noi, diciamo di sì.
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