VARESE – Il sogno è questo: cinquemila persone in campo a testa bassa. A vendere cara la pelle e pedalare. Se molliamo anche solo l’uno per cento della nostra morsa, perderemo.
Dovremo sapere che loro forse sono più forti, ma oggi saremo noi più forti di loro perché sapremo lottare e soffrire per il nostro compagno che lotterà e soffrirà accanto a noi. Perché quando perderemo la palla o la speranza, andremo immediatamente a riconquistarla. Perché quando sbaglieremo un passaggio, avremo la forza di non fermarci e di riprovarci. Perché quando il nostro vicino urlerà Forza Varese, noi urleremo un po’ più forte di lui.
Perché agitando una sciarpa e un’anima biancorossa, il vento salirà dal fondo del cuore. Perché avremo rispetto, paura mai. Perché ci ricorderemo, dal fischio d’inizio a quello finale, cosa vogliamo essere oggi: quelli che spingono ogni pallone come se fosse l’ultimo, quelli che vivono questa finale sapendo che può dare valore a mesi sofferti ma bui mai, a ferite aperte e poi sempre richiuse, a strade sbagliate da cui partivano quelle giuste.
Perché non vogliamo essere migliori o più bravi di loro ma, uscendo dal campo, faremo dire ai veronesi: che coraggio, che corsa, che cuore e che stadio questo Varese. Perché possono farci gol ma se ogni rimbalzo, ogni rimessa e ogni chiusura sarà nostra, allora non ci faranno gol.
Perché sapremo essere difficili e intrattabili come devono essere i padroni di casa quando vogliono difendersi dagli estranei e chiudono la porta d’ingresso.
Vedono già il loro nome su un pezzo di storia dove c’è scritto “nove vittorie consecutive in serie B” ma questo finale non è ancora stato scritto e oggi può cambiare, come svolta all’improvviso la vita, e sotto (sopra) il nome degli invincibili può esserci un altro nome, un’altra firma, un’altra squadra: la nostra.
Il Varese sa come giocare le partite perfette perché ha imparato a farlo da tanti anni, e da più tempo, rispetto al Verona. Al Varese non interessano i complimenti, i titoli sui giornali e i tifosi famosi come Prandelli. Al Varese interessa altro: giocare senza paura di sbagliare, avere personalità, festeggiare e gioire solo per se stesso.
Il Varese è un grande amore e non ti fa dormire la notte molto più del Verona. Il Varese non può staccarsi da quello che era uno, due, tre o sette anni fa perché è ancora e sarà sempre così. Una squadra fatta solo d’anima, scommesse, purezza e radici molto più forte e vincente di qualunque record. Ed è per questo che oggi vincerà.
Andrea Confalonieri*
*il 99% delle parole scritte in questo articolo sono di Rolando Maran
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