– Il business dei profughi, la Lega ribadisce il proprio “no”: «Quei soldi non li vogliamo». Per il senatore del Carroccio«è parassitismo di Stato, dannoso come il gioco d’azzardo legalizzato». E il sindaco di Varese conferma: «Facciamo una sorta di “obiezione di coscienza”. I profughi, qui da noi, non li vogliamo».
L’inchiesta sul “business” dei profughi, che al 31 maggio scorso ha già fatto piovere oltre tre milioni e mezzo di euro sul nostro territorio e del quale si può stimare un giro d’affari in un anno pari ad almeno dieci milioni di euro (posto che la provincia di Varese dovrebbe già avere in carico 800 richiedenti asilo), suscita le prime reazioni politiche. Dalla Lega è pollice verso.
Stefano Candiani, senatore leghista, è pronto a riportare la questione sui banchi di Palazzo Madama. «Qual è la differenza tra gli scafisti e quelli che prendono soldi in Italia per “gestire” i clandestini? – si chiede Candiani – Renzi e Alfano stanno trasformando l’Italia in un enorme campo profughi, in cui il business dei clandestini ormai vale quasi un miliardo di euro».
«Gli scafisti li trasportano e gli “italiani caritatevoli” delle cooperative cattocomuniste ci guadagnano sopra». Nemmeno la prospettiva di portare ricchezza e posti di lavoro sul territorio è sufficiente a far cambiare idea all’ex sindaco di Tradate: «È l’approccio che è sbagliato. Il lavoro lo si crea nelle fabbriche, non in questo modo: è una forma di parassitismo di Stato che fa guadagnare qualcuno ma che crea tutta una serie di problemi sociali a seguire, dai costi sanitari indotti alla devastazione sociale che produrranno questi clandestini quando usciranno dai centri di accoglienza».
Candiani contesta alla radice la questione, «da un punto di vista sia etico che pratico», e paragona il business dell’accoglienza dei profughi «a quello del gioco d’azzardo legalizzato. Anche in quel caso apparentemente c’è un business che può portare ricchezza: si generano posti di lavoro, ma anche problematiche sociali che poi finiscono sulle spalle dell’intera collettività».
Ecco perché «quei soldi», afferma Candiani, «li dobbiamo rifiutare». Lo pensano anche tutti quei sindaci e amministratori locali della nostra provincia che hanno respinto tutte le richieste della Prefettura di Varese. «Al di là del fatto che le amministrazioni comunali non sono strutturate, a livello di spazi e di risorse umane, per sopportare questo ulteriore carico sulle proprie spalle, e quindi non sarebbero in condizioni di poter gestire direttamente l’accoglienza dei profughi – spiega il sindaco di Varese Attilio Fontana – la nostra è innanzitutto una sorta di obiezione di coscienza».
«Non condividiamo minimamente l’impostazione con cui il Governo sta affrontando questo tema, perciò non siamo disposti ad accogliere questi cosiddetti profughi, in gran parte clandestini, nemmeno se lo Stato ci ricopre di soldi. Io e altri miei colleghi primi cittadini lo abbiamo chiaramente comunicato al prefetto di Varese nell’ultima riunione sull’argomento».
Da un lato, fa sapere Fontana, perché «è paradossale che si pensi di affidare la gestione di questa emergenza a quei Comuni a cui lo Stato taglia continuamente risorse e impone un innalzamento record delle tasse locali a carico dei cittadini».
Dall’altro perché «quando finiranno i soldi dell’accoglienza, queste persone rimarranno sul territorio a bighellonare in attesa di opportunità. E chi non ha i soldi per scappare si ridurrà a vivere di espedienti o di piccoli reati». Insomma, vade retro profughi, e risorse economiche annesse e connesse.













