«Genitori decisivi nella scelta della scuola. Per noi studenti l’inglese fa la differenza»

Le preiscrizioni giudicate da uno studente, Francesco Zecchini: «Greco e latino allontanano dal Classico. Impari il sacrificio, ma serve un contatto maggiore con la realtà. Ad esempio, spiegateci il ddl Cirinnà»

– Ci sono i dati e ci sono le persone che quei dati rappresentano. Partiamo dai primi. Si sono appena concluse le procedure di iscrizione alle superiori per il prossimo anno scolastico: boom dei licei, con netta prevalenza degli indirizzi linguistici e scientifici e stabilità – dopo il clamoroso calo del recente passato – di quello classico. Varese conferma la tendenza nazionale: i numeri hanno premiato il Manzoni (quattro indirizzi tra cui quello orientato alle lingue, andato per la maggiore) e il Galileo Ferraris, penalizzando

invece il Cairoli che nel 2016 dovrà forse attivare una classe in meno. Arriviamo alle seconde. A chi far commentare questi risultati? Invece di andare da noiosi analisti che la scuola l’hanno frequentata ai tempi di Edmondo De Amicis, “La Provincia di Varese” si è fatta guidare da , 18 anni, frequentante il liceo scientifico dell’Isis Valceresio. Uno “sul campo”, insomma, uno in grado di restituirci gli autentici “perché” di una generazione che sta scegliendo – o ha scelto da poco – cosa fare del proprio futuro.

Molto dipende dalle idee di chi, effettivamente, dà un contributo fondamentale per la scelta della scuola superiore ai ragazzi: i genitori. Il liceo linguistico fornisce la possibilità di imparare tre lingue diverse: è inevitabile che sia considerato utile oggigiorno e che magari le famiglie spingano i ragazzi verso questo tipo di scelta. A ruota viene il liceo scientifico, che piace per le stesse ragioni: i “grandi” vedono di buon occhio le applicazioni pratiche che una formazione del genere può regalare in un mondo in continua evoluzione come quello odierno.

Il liceo classico, secondo me, sconta anche un grande pregiudizio: la paura di dover affrontare materie del calibro di latino e greco, percepite come molto, forse troppo, impegnative. C’è la percezione che siano dei “mostri” da evitare a tutti i costi. Seguendo la stessa linea di pensiero bisogna dire che il colpo di grazia ai ginnasi – favorendo le iscrizioni agli scientifici – l’ha dato anche la riforma Gelmini, prevedendo un indirizzo per il liceo scientifico (“scienze applicate”) che non comporta lo studio del latino: gli allergici alla lingua di Cicerone, ora, non hanno più dubbi su cosa scegliere.

Sono stato molto in dubbio tra lo scientifico e il linguistico: in terza media non si possono avere le idee chiare. Un ragazzino di quell’età cerca solo di sbagliare il meno possibile, di trovare una scuola che possa portare avanti e non sia costretto a cambiare strada facendo. Nel ballottaggio hanno certamente pesato i consigli dei miei e alla fine abbiamo ritenuto il primo molto più completo rispetto al secondo. Ha tutto: non solo le scienze o la matematica, ma anche la filosofia e la storia dell’arte.

Sì, devo dire che sono contento della scelta. Ma con la testa di oggi forse andrei al classico, ma soltanto perché ho scoperto altre passioni nel corso del mio cammino di studi.

Per quanto riguarda l’inglese sì: ci rendiamo continuamente conto di quanto sia importante. In particolare ci affascinano le possibili esperienze all’estero e il fatto che la conoscenza di questa lingua possa fare davvero la differenza nel futuro. Questo sentore si trasmette anche in classe: l’inglese è la materia più avvalorata che ci sia da noi studenti. «Quello che stiamo imparando non ci servirà a nulla»: ecco, non ho mai sentito un compagno esclamare una cosa del genere durante quelle lezioni.

La scuola mi ha anzitutto insegnato una cosa fondamentale, lo spirito di sacrificio: se mi guardo indietro, sono molto soddisfatto di questo. Me lo dicono tanti miei amici che oggi già frequentano l’università: il liceo ti prepara a ciò che ti aspetta dopo. Ebbene sì, già adesso ritengo che il mio lo abbia fatto ottimamente, richiedendomi una soglia di impegno già piuttosto alta che nel futuro non andrà particolarmente corroborata. La cosa che mi è mancata di più invece è sicuramente uno sguardo più attento sul mondo reale. Un professore ci ha recentemente proposto di parlare del ddl Cirinnà sulle unioni civili: ben venga, pochi di noi sanno con precisione di cosa si tratti. Ma questo è solo un esempio per dire che il contatto con l’attualità va secondo me potenziato. E il modo c’è: vanno aumentate le ore di storia. In quinta liceo sono solo due a settimana e non possono certamente bastare a costruire la nostra coscienza del mondo in cui viviamo. A 18 anni veniamo addirittura chiamati a votare: con che basi pensano che possiamo farlo se non sappiamo nemmeno la differenza tra cosa sono la Prima e la Seconda Repubblica?